Via col vento: un mondo che finisce

Si può parlare di un libro partendo dal finale? Può il finale essere la parte più bella, anche se dura, di un’avventura di oltre 950 pagine (o 28 ore, se si sceglie l’audiolibro come ho fatto io)? O può un personaggio essere tanto irritante e tanto affascinante allo stesso tempo? A quanto pare, tutto è possibile in questo capolavoro della Mitchell. Sì, ho davvero usato la parola con la “C” per descrivere questo libro che è entrato di diritto nella breve lista dei miei classici preferiti.

Siamo nella Georgia del 1800, nel profondo Sud degli Stati Uniti, tra piantagioni di cotone, terre rosse e foreste di pini. In una terra di campagna, vivono ricche famiglie di possidenti che seguono il lavoro degli schiavi dalle loro terrazze, sorseggiando tè e mangiando salsicce. In queste ville eleganti, le bambinaie crescono le giovani generazioni mentre le madri cuciono abiti per i mariti e mentre i mariti giocano a carte. Qui, in questa Georgia della Confederazione, vivono famiglie come gli O’Hara e i Wilkes, da cui nascono i grandi personaggi di Via col vento.

Questa è la società per bene del Sud, quella in cui le donne non hanno mai un capello fuori posto e in cui gli uomini sono i difensori e i padroni. In una società così c’è poco spazio per donne come Scarlett, che si rivela essere una donna indipendente e coraggiosa, portata a infrangere ogni singola regola che le hanno inculcato dalle circostanze ma anche dal suo carattere. Nelle difficoltà si rivela la persona. O il personaggio, in questo caso.

So che sembra una frase fatta, ma questo libro racconta come, nei momenti difficili, le persone si rivelino per chi sono realmente, tanti nemici e pochi amici. Ci sono quelli come Melanie Wilkes, onesta e ingenua fino alla fine, e quelli come suo marito Ashley, che non sanno come affrontare i cambiamenti. Ci sono i Rhett Butler, sempre fedeli a se stessi, e le grandi matrone che giudicano dall’alto dei loro calessi.

Una società divisa

La guerra civile sconvolge il mondo di queste famiglie che, prima, vivevano in una bolla delicata e perfetta, fatta di balli, ricevimenti e matrimoni sfarzosi. Arrivano gli yankee, lenti ma inesorabili, che vogliono liberare gli schiavi e che vogliono le terre fertili della Georgia. Arrivano i soldati rumorosi, con un accento incomprensibile, armi moderne e arroganza. Non si capiscono, il Nord e il Sud, e non si capiranno mai davvero. In qualche modo, la Mitchell ha visto il futuro, un futuro in cui gli Stati Uniti sono sempre più divisi, con la bandiera della Confederazione che sventola alta in molte case, ancora oggi.

I personaggi di Via col vento si muovono in una nazione che cerca la sua identità a colpi di fucile. Non è solo la guerra a cambiare il loro mondo, mietendo vittime e lasciando vedove, ma anche la ricostruzione. Per molti, il dopo è ancora più devastante perché è un mondo che non riconoscono e in cui non sanno muoversi. Tra nuove fortune e vecchie rivalità, questa storia racconta di guerra, amore e ipocrisia. Racconta della nascita del Ku Klux Klan, di un paese che cerca la democrazia e di una società che vuole rimanere appigliata alle vecchie regole con gli artigli.

In tutto questo, il ruolo delle donne è quello che conta davvero. Sono loro a rimanere a casa mentre gli uomini vanno in guerra. Sono le donne a mandare avanti le case e le aziende, a inventare un nuovo modo di vivere. Le donne di Via col vento sono la forza degli uomini, anche se loro non lo ammetteranno mai. Il loro ricordo mantiene in vita i soldati e la loro intraprendenza mantiene in vita la Georgia. Ma molte sono donne che rimangono aggrappate al vecchio mondo, quello che non esiste più. Non dopo la liberazione degli schiavi, il diritto di voto e il Klan. In un mondo che cambia e non accenna a fermarsi, c’è chi vive di passato e chi cerca risposte nel presente.

Con un’irritante Scarlett, un insulto Ashley (ho detto quello che ho detto), un’ingenua Melanie e un triste Rhett, questo libro racconta una storia in cui tutti possiamo riconoscerci e che tutti possiamo apprezzare. Questo non è una storia d’amore: Via col vento racconta i nostri sogni e le nostre paure.

Una nota sull’audiolibro

Ho ascoltato la versione letta da Anna della Rosa e la consiglio vivamente. Non la consiglio solo a chi ama gli audiolibri. Secondo me, è ideale anche per chi non conosce il mondo delle storie narrate. La narratrice fa un grande lavoro, dando carattere ad ogni personaggio, vivacità a ogni descrizione. E la storia non è assolutamente difficile da seguire. Anzi, è come la tua serie TV preferita: una volta che hai sentito un capitolo, ne vorrai un altro ancora. E poi un altro. È il binge watching, in versione audiolibro.


Ora posso finalmente cancellare un classico dalla mia lista

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3 pensieri riguardo “Via col vento: un mondo che finisce”

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  1. Io ho amato Rossella, o Scarlett che dir si voglia, sin dalla prima visione in tv… ero molto piccola. In lei, tuttora, mi ci rivedo molto. Viziata da piccola, nel mio caso da mia madre, affronta presto un trauma e dovrà crescere nel giro di una notte. Il suo carattere difficile, che molti potrebbero definire irritante, è nato proprio perché ha capito che nessuno verrà a salvarla… a nessuno importa davvero di lei, fino a quel momento. Solo Rhett, solo lui l’ha capita davvero ed ha tentato di curare le sue cicatrici, forse nel modo sbagliato, ma almeno ci ha provato. Per quanto riguarda l’inutile Ashley e la piagnucolosa Melania, beh, si commentano da soli.

    1. Hai perfettamente ragione su Scarlett. Il fatto che sia così irritante é anche uno dei motivi per cui mi piace molto, perché mi fa sempre provare qualche emozione, non come altri personaggi di libri che sono una noia. E Rhett, oh Rhett, mi si é spezzato il cuore alla fine. Guarda, non me lo aspettavo, ma questa storia mi ha fatta innamorare. Non vedo l’ora di leggerlo in inglese. Ne avrei lette altre 1000 pagine.

      1. Io ho letto anche Rossella, il seguito.. ovviamente non è bello come Gone with the Wind, ma ha saziato la mia sete di “e poi?”. Prima o poi acquisterò anche Rhett

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