Cronache di un’estate italiana

Torniamo a “Cronache di un’estate italiana”. Sono passati cinque giorni da quella domenica in chiesa e, se non hai letto il primo capitolo, “La messa della domenica“, ti consiglio di iniziare da lì.

II. Il centro estivo

Il ronzio del Ciao si avvicina sempre di più. Prima di vedere la macchia gialla, Fabio e Andrea sentono l’odore di gasolio e di fumo. Sfrecciando accanto alle loro biciclette, il Giangi suona il clacson. Bit biiiit. I due amici alzano la mano per salutarlo e lo guardano sparire dietro la curva con una sgommata, alzando la polvere.

“Quello é pazzo,” dice Fabio accelerando la pedalata perché sono in ritardo.


Don Antonio li aspetta sul cancello della parrocchia, le braccia incrociate sul petto gonfio e la bocca imbronciata. Ha appena visto passare il Giangi, tornato al lavoro dopo cinque giorni di riposo. Sono passati cinque giorni da quando ha trovato quel corpo carbonizzato nei campi, da quando il paese si è fermato con il fiato in gola.

Il cadavere non ha ancora un nome. Sanno soltanto che è un uomo sulla ottantina e i primi sussurri hanno già iniziato a fare il giro del paese. Tutti hanno un sospetto. E il Giangi, con quell’aria da svampito, è il primo della lista. Si dice che il corpo fosse nel campo da più di ventiquattro ore e che lui fosse passato di lì la sera prima, a controllare la canaletta. Possibile che non avesse visto niente fino alla mattina dopo?

Don Antonio vede i due amici arrivare in bicicletta, pedalando come degli ossessi. Batte un dito con le unghie gialle sul suo orologio da polso.

“Sempre gli ultimi,” dice a Fabio e Andrea, che entrano nello spiazzo della parrocchia veloci, lasciando i segni delle ruote sulla ghiaia fine. Ora che tutti i bambini sono arrivati, il Don può chiudere il cancello. Suona la campana per dare inizio a un nuovo giorno del centro estivo tra partite di calcetto, canzoni cantate a squarciagola e palline di ping pong che spariscono misteriosamente.

“Ha sentito del Giangi?” gli chiede Maria, la cuoca del centro estivo, che ha già il grembiule allacciato alle otto e mezza del mattino. Don Antonio scuote la testa, tenendo d’occhio un gruppo di ragazzine che sta andando verso il campo di calcio.

“Va in giro per i bar a far vedere la intervista,” dice Maria pelando una mela, “va a casa, si fa una doccia, si mette il profumo e dice a tutti che é stato in tv. Svergognato.” Don Antonio la ascolta a metà, con la nausea che gli opprime lo stomaco, l’alito pesante nonostante il dentifricio e il collutorio. Si gira quando vede Fabio e Andrea avvicinarsi alla fontana del giardino e sa che in tasca hanno dei palloncini colorati. Prima di pranzo saranno tutti fradici.


Dalla soglia del bar, il Giangi sente le risate dei bambini e la urla di Maria. Si liscia i capelli con una mano e si annusa il colletto della nuova polo bianca. Ha comprato il profumo al tutto un euro dei cinesi e spera di non averne spruzzato troppo. Entrando nel bar, lascia una scia di profumo che fa arricciare il naso a Luisa, che sta prendendo il suo caffè corretto grappa al bancone, facendo finta che nella piccola brocca di ceramica bianca ci sia il latte.

“Mi hanno chiesto un’altra intervista,” dice il Giangi mentre si siede nel tavolo al centro del locale, “ma hanno detto che non mi pagano,” continua, passandosi una mano sui capelli freschi di barbiere, “mica faccio la carità.”

Dal tavolino nel patio, con la Muratti che gli pende dall’angolo della bocca, il signor Zanin guarda il Giangi con disprezzo. Quell’uomo va in giro a ripetere “corpo carbonizzato” come se fosse una barzelletta. Se lo ripeti abbastanza volte, sembra finto, pensa il signor Zanin schiacciando la sigaretta con la scarpa.

“Chissà se mi mettono il trucco, se vado in tv,” sente dire dal Giangi. Tornando a casa, il signor Zanin passa davanti al centro estivo e vede suo figlio Andrea tirare palloncini pieni d’acqua a della ragazzine che ridono, correndo per tutta la parrocchia. Sulla porta, vede la sagoma di Don Antonio, che gli sembra diventi ogni giorno più piccolo e, in qualche modo, più gonfio. Più giallo, sicuramente. Il signor Zanin abbassa il finestrino: se sua moglie sente l’odore di sigaretta, farà una sfuriata.


Dalla finestra della sua stanza al secondo piano, seduta sulla sua sedia a rotelle, Agata vede tutto. Vede i due ragazzini sfrecciare sulle loro biciclette, Maria che si allaccia il grembiule e il signor Zanin che lancia un pacchetto di sigarette dal finestrino. Vede anche Don Antonio vomitare bile in un angolo, dove nessuno lo vede, e mandare giù una manciata di pillole senza acqua.

Agata lo capisce: anche lei ha una manciata di pillole da prendere. Le prende dal giorno dell’ictus, quasi 10 anni prima, una manciata la mattina e una la sera.

Fino a cinque giorni prima, gliele portava sua fratello Giuseppe, con mezzo bicchiere di Merlot. Ma Giuseppe é sparito e lei ha visto il telegiornale. Ha visto il Giangi nella sua maglietta bianca, i capelli lucidati e la faccia sudata davanti alle telecamere. L’ha sentito raccontare di quella chiazza nera adagiata sulla canaletta, come una bambola. Ha sentito il suo istinto di gemella dirle che quello, quella cosa, era Giuseppe. Pensava fossero inseparabili, gemelli eterozigoti destinati a stare per sempre insieme.

Poi, aveva visto Giuseppe uscire con una tanica di benzina e un accendino verde, un bacio frettoloso sulla guancia, un saluto veloce, come se dovesse tornare presto.

Agata l’aveva aspettato per giorni, alla finestra del secondo piano. Aveva passato giorni a cucinare i suoi piatti preferiti per quando fosse tornato: minestrone con le croste di Grana, ragù di salsiccia e torta alle mele, con una bella spruzzata di cannella sopra. Presa dalla foga di cucinare, Agata si era dimenticata di prendere le sue pastiglie.

Giorni dopo, sul letto di un ospedale, avrebbe detto a Don Antonio che l’ultima cosa che aveva sentito prima di chiudere gli occhi, era il rumore del Ciao del Giangi. Come un calabrone, pronto a pungerla.


Cronache di un’estate italiana è una serie di racconti ambientati in un piccolo paese durante l’estate. Ogni sabato verrà pubblicato un nuovo capitolo.

Prossimo capitolo: La confessione.

Ti piacciono i racconti che parlano di provincia, estate e famiglia? Non perderti le mie Cozy Stories dedicate al mondo che ci circonda.

Se ti piace l’atmosfera di Gaia Cozy Nook, continua a seguire il blog anche fuori da WordPress.


Ricevi una mia lettera al mese →

Rispondi

Creato su WordPress.com.

Su ↑

Scopri di più da Gaia Cozy Nook

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere