Estate
Le foglie delle acacie stanno cadendo come se fosse già autunno. Non piove da settimane e il sole implacabile brucia ogni cosa. Nell’orto del vecchio contadino, il picchio vede che le piante di fagioli secche, i pomodori mangiati dagli insetti e due angurie solitarie, che sembrano sopravvivere alle temperature torride.
Ogni mattina, il contadino bagna l’orto, prima con la pompa e poi, quando l’acqua finisce, con il bagnafiori. Così ci mette il doppio del tempo, perché deve fare su e giù dal lavandino all’orto, trasportando l’annaffiatoio riempito fino all’orlo, pesante. Per fortuna, ogni tanto il vecchio contadino lascia il bagnafiori in giardino e il picchio può bere facilmente, senza cercare acqua come un forsennato.
Un nugolo di vespe ha fatto il nido nell’acacia vicino a quella del picchio, che le sente ronzare per ore, cattive e operose, a cercare un bersaglio. Una piccola pozza d’acqua si é raccolta dopo l’ultima pioggia, ormai é solo fango e poltiglia: il rifugio ideale per le zanzare. Le zanzare danno fastidio anche al picchio, che non sa come farsene di quei cosi neri e fastidiosi. Non può nemmeno mangiarli. La brezza sta portando il fumo degli incendi che stanno devastando la montagna. Muovendo le ali, il picchio spera di scrollarsi di dosso quella puzza pungente, carica di dolore e morte.
Con un colpo veloce di ali, il picchio prende il volo. Dall’alto, vede le piante di basilico del vecchio contadino, quelle sì che sono alte e verdi. Più in là, vede due ragazzini che si baciano all’ombra di un salice frondoso. Si siede sul ramo di un’acacia e guarda quei due umani, che sorridono, fronte contro fronte, mani nelle mani.

Primavera
I petali bianchi delle acacie cadono come fiocchi di neve, trasportati da un caldo vento di scirocco. Piccole gocce di pioggia cadono sugli iris viola e sulle calle alte, che si stanno godendo quel poco d’acqua che regala il cielo, dopo settimane di sole. Il picchio, sul ramo più alto della sua acacia, scuote le piume e osserva le nuvole scure che si muovono veloci: pioverà. Un petalo bianco gli passa accanto e lo guarda cadere sopra il trattore verde, parcheggiato in giardino.
Forse ci sarà un temporale, pensa il picchio, guardando il vecchio contadino che sta uscendo di casa con un ombrello rotto.
Le prime gocce di pioggia cadono pesanti sulle foglie verdi delle acacie. Il picchio sbatte le ali, scrollandosi di dosso l’acqua. Continua a becchettare il tronco alto e magro dell’albero, potrebbe essere un rovescio passeggero. Sente le galline del contadino muoversi nel loro pollaio, disturbate dalla pioggia. Con la coda dell’occhio, le vede ripararsi nella vecchia cuccia del cane, piena di fieno. Il picchio scansa dei petali bianchi che cadono al suolo, tra l’erba alta. Il contadino ha rimandato e rimandato e ora l’erba del bosco arriva fino alla vita.
La pioggia aumenta di intensità e il picchio guarda in su. Vede le nuvole nere che si addensano, forse é il momento di tornare al suo nido nel pioppo. L’ha infilato bene tra i rami alti e robusti, in un luogo riparato e solido, ma il vento potrebbe averlo buttato giù. In due settimane di lavoro, trasportando legnetti e foglie, ha creato una stanza sicura e calda, che gli dispiacerebbe perdere.
Con un colpo veloce del becco, il picchio prende un ultimo sorso delle linfa dell’acacia. Deve volare veloce fino al suo pioppo: in lontananza, vede il primo fulmine. Il vento piega le chiome delle acacie, il cielo si accende di bianco.
..ci sentiamo in autunno..
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