L’acqua del fiume é gelata. Limpida, ma gelata. Appoggio la bici sul cavalletto e cammino sulle punte dei piedi tra i sassi, cercando di preservare le mie caviglie da quelli più grandi. Stringo i lacci delle sneakers, che ormai sono condannate ad essere scarpe per il fiume, sempre bagnate, con piccoli sassolini che si infilano tra la suola. Metto prima un piede e poi l’altro, inspirando a fondo. Poi mi immergo fino alle caviglie e, con un altro respiro, arrivo fino alle ginocchia. La corrente d’acqua mi schizza tutto intorno e mi stringo le braccia al petto, anche se il sole batte forte e spietato.
Non ho ancora il coraggio di tuffarmi e mi siedo su una roccia grande e piatta, comoda. Sembra che qualcuno l’abbia messa lì apposta, come una poltrona da cui ammirare il boschetto di pioppi sul greto del fiume e il gruppo di adolescenti che sta cercando di accendere un falò per cuocere delle salsicce. Fanno su e giù dal boschetto, c’é chi torna con legnetti e chi porta rami grandi e pesanti. In due, portano anche il tronco di un albero che é caduto durante una tempesta. Hanno costruito un cerchio alto con i sassi più grandi che sono riusciti a trovare e creano degli spiedini con dei rami fini e lunghi.
Al centro del cerchio mettono dell’erba secca e legni piccoli, che dovrebbero accendersi in fretta. Mentre li guardo azzuffarsi per l’accendino, un airone bianco si posa su un’ansa del fiume, solitario e alto. L’erba e i legnetti bruciano, ma non si accendono. Uno dei ragazzi rimane con tre spiedini in mano, tre salsicce ancora crude. Mi immergo fino al collo e li vedo andare e tornare al boschetto dove, ogni tanto, vedo una famiglia di quattro caprioli con il codino bianco, che si nascondono tra le foglie e nell’ombra. Portano altri legni e fili secchi, ma nulla. Con il vento che si sta alzando, non si accende nemmeno la fiamma dell’accendino.
Mi lancio in acqua e respiro profondamente, nuotando con calma per non sentire il freddo. Alzando gli occhi, vedo un’anatra nera planare sulla superficie, vicina all’airone. Inspiro e espiro. Mi abituo al freddo. I ragazzi stanno trascinando un ramo che la corrente ha abbandonato sull’argine tanto tempo fa. Lo portano vicino al cerchio di pietre, cercando di capire come fare per bruciarlo. É ingombrante e lo girano a destra, a sinistra, lo alzano e lo abbassano. Non trovano l’incastro giusto.

Esco dall’acqua quando sento i primi brividi e mi avvolgo l’asciugamano sulle spalle. A nord, il cielo sta diventando viola. Sopra la mia testa, il sole continua a battere, testardo e inflessibile.
Sulla roccia che sembra un tavolo ho steso un panno, sopra ci sono la schiscetta con i pezzi di melone e un panino con speck e brie. Anche d’estate, non mi manca la fame. E, guardando il gruppo di ragazzi, anche loro sembrano affamati. Ma penso che solo uno tra noi andrà a casa con la pancia piena. Mangio con i piedi ammollo e apro il libro che sto leggendo, “El hombre” di Giullermo Arriaga. Sono alla seconda pagina quando vedo una coppia di anatre nere volare veloci, seguite dell’airone. Alzo gli occhi verso il cielo e vedo che la macchia viola si sta avvicinando; é quasi sopra la mia testa. Giro pagina.
Una donna mi passa davanti con una sedia a sdraio sotto l’ascella sinistra e la borsa frigo nella mano destra. Veloce, la segue il suo compagno, un uomo pelato, ancora senza maglietta, che porta l’ombrellone e il cane, un carlino che tiene al guinzaglio, che gli corre tra i piedi, facendolo inciampare sulle ciabatte.
“Arriva,” dice guardandomi e indicando il cielo con gli occhi. La donna fa un lieve cenno di assenso, un sorriso verso di me che sono in bici, prima di montare il carlino in auto.
Non saranno dei meteorologi, ma il cielo non promette bene. In lontananza si sentono anche dei tuoni, che rimbombano nell’improvviso silenzio. Raccolgo tutto in fretta e monto in bici, sperando di arrivare a casa in tempo. Mi volto e vedo il gruppo di ragazzi intorno al cerchio spento, le salsicce crude abbandonate sui sassi. Uno di loro sta ancora cercando di far funzionare l’accendino quando la prima goccia di pioggia spegne la fiamma.
Arrivo a casa fradicia e, dalla finestra, vedo il primo chicco di grandine che cade, sulla campagna grigia. Mettono bel tempo, domani.
Avventure estive..
Poveri ragazzi! xD
Si mangia domani! =P
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