Mio papà li annusa come se fosse un segugio, mio marito le vede come se avesse la vista aguzza di un gatto. Io, passo davanti a una colonia di asparagi e nemmeno me ne accorgo. Mio marito mi guarda e poi guarda il prato, puntando con gli occhi come se avesse un laser. Stavo camminando accanto a un bel mucchio di asparagi selvaggi, alti e grossi, senza vederli. Ne raccolgo cinque e li metto nella tasca della giacca, imbarazzata.
Ci dividiamo tra i boschi ed i prati. Io vado a destra, seguendo la pista di mountain bike vicino al greto del fiume, ora secco. Vedo il sole riflettersi sui sassi, ma cerco l’ombra e, dove gli asparagi si nascondono. Si mimetizzano tra erbacce, spighe e rovi, con le spine della rosa canina che minacciano di strapparmi la pelle.
“Trovato!” sento urlare dietro di me ogni volta che mio marito e il cane trovano un nuovo mucchio di asparagi, alcuni fini fini, buoni da mangiare anche subito, freschi e verdi brillanti. Altri tozzi e verde scuro, che tra poco saranno da buttare via. Io sposto rami che mi vogliono pungere gli occhi e giro intorno a tronchi marci, trovando solo funghi scuri come la pece e qualche mozzicone di sigaretta. Mi fermo a contemplare lo stesso angolo di verde per minuti, sperando di trovare il mio primo asparago. Niente.
Però, se respiro a fondo, sento il profumo delle acacie e vede i petali bianchi cadere, trasportati dal vento caldo. É un profumo dolce e, se inspiro a fondo, mi sembra il profumo della primavera.
“Trovato!” sento un altro urlo arrivare dal bosco. Guardo il greto del Tagliamento: qui c’é sempre poca acqua. Corre sotterranea, tra i sassi colorati e i rami portati giù dalla piena. Un’anatra plana in una piccola pozza d’acqua blu, lasciando una scia a forma di spirale sulla superficie. Disturbato dal movimento dell’acqua, un airone bianco vola verso un nuovo angolo del fiume, dove la corrente scorre veloce, in superficie. Una folata di vento freddo mi fa rabbrividire e metto le mani in tasca: non ci sono asparagi. Devo rimettermi a caccia, sono già rimasta troppo indietro. So che non é una gara, ma il fiume é casa mia e devo trovare gli ingredienti per il mio risotto.
Continuo a camminare vicino alla pista di mountain bike con gli occhi al suolo, facendo attenzione alle radici dei gelsi, grandi come braccia.
Poi, tra uno stelo d’erba e un ramo spezzato, la vedo: un’orchidea spontanea, di diverse sfumature di rosa. Lilla, fucsia e rosa pastello, alta e solitaria, ricorda quasi un’alveare. Penso che sia solitaria, ma mi accorgo di altre orchidee vicine, più piccole, un esercito rosa che cresce in un luogo selvaggio e protetto. Sono una vista straordinaria, anche se non sono i miei tanto agognati asparagi.

Ne cerco altre, spostando erba e cespugli. E poi lo vedo: un asparago alto e verde, fino come uno spaghetto. Conta? Direi che conta. “Eccolo!” grido, come se ne avessi trovati a bizzeffe. Uno non basta per il risotto, farà da decorazione.
Lentamente, torno sui miei passi, per avvicinarmi a mio marito, che ormai é diventato un cacciatore di asparagi provetto. Ne trovo altri sulla via, ma vedo che il suo mazzo é enorme. Mi arrendo e rido: sono proprio negata per la caccia agli asparagi. Torniamo verso casa pensando a quanto formaggio grattare sul risotto. Una coppia di caprioli ci passa davanti, correndo tra le spighe basse del mais, verso il greto del fiume. Loro sanno dove trovare l’acqua e, forse, sanno anche dove trovare gli asparagi.
Forse non sono brava a trovare gli asparagi. Ma so riconoscere tutto il resto.
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