Il western di John Williams è l’esatto opposto dell’epica di libri della frontiera come la saga di Lonesome Dove. Questa è una storia fatta di silenzi pesanti e di una violenza metodica, che non ha bisogno di grandi discorsi o descrizioni per risultare devastante.
La spedizione che parte dal paese di Butcher’s Crossing è composta da quattro uomini, ognuno dei quali incarna un modo diverso di affrontare il vuoto. C’è Will Andrews, il giovane che ha lasciato Harvard per cercare nella natura selvaggia una verità che i libri non potevano dargli. Accanto a lui troviamo Schneider, il pellicciaio pragmatico e cinico, e l’anziano Charley Hoge, un uomo segnato dall’alcol e da una religiosità distorta. Ma è Miller a dominare la scena.
Miller è la guida, un uomo la cui determinazione è così assoluta da risultare inquietante. La sua caccia alla leggendaria mandria di bufali è profondamente simile a quella del capitano Achab in Moby Dick. Miller non sta cercando solo pelli; sta inseguendo un’ossessione pura, cieca, un fantasma che non ammette dubbi e che trascina i suoi compagni in un baratro di ghiaccio e sangue.
Tutto in “Butcher’s Crossing” succede in modo estremamente silenzioso. Non ci sono grida eroiche, ma solo il suono sordo dei fucili e il rumore della neve. La bellezza della scrittura di Williams sta proprio in questa precisione chirurgica. Non perde tempo a filosofeggiare: descrive il massacro dei bufali per quello che è, una fatica sporca, meccanica e ripetitiva. È una delle parti più dure che io abbia mai letto proprio perché priva di gloria. Il contrasto tra il silenzio delle montagne e il rumore incessante della carneficina trasforma gli uomini in macchine e la natura in un cimitero a cielo aperto.
Alla fine, la montagna restituisce degli uomini svuotati. Andrews scopre che la natura non ha risposte da dargli e Miller si ritrova prigioniero di un’ambizione che svanisce non appena il mercato delle pelli crolla. Anche la cittadina di Butcher’s Crossing, che dà il titolo al libro, si rivela per quello che è: un mucchio di edifici destinati a diventare polvere non appena finisce il profitto.
Williams ci mostra come l’uomo sia capace di distruggere tutto ciò che tocca convinto di esserne il padrone. Non è solo un romanzo sul passato dell’America; è una denuncia della nostra razza e della nostra capacità di saccheggiare il mondo per inseguire dei fantasmi. Williams scrive in modo spietato e tagliente, proprio come il freddo che avvolge i protagonisti tra le montagne.
🎧 Consiglio anche l’audiolibro letto da Federico Vellani, che mi ha accompagnato nelle Rocky Mountains
Voglio delle verdure. Delle patate. E voglio una donna.
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