George Milton e Lennie Small non potrebbero essere più diversi. Uno piccolo, deciso e furbo, l’altro grosso, forte e con un ritardo mentale che lo rende un bambino ingenuo. Nonostante le loro differenze, i due vagano, inseparabili, per la California come braccianti, muovendosi da una fattoria all’altra per pochi soldi ma con un grande sogno: avere la loro fattoria, lontano da tutto e da tutti. Lí, nel loro mondo di conigli, con un orto rigoglioso in ogni stagione e con campi di mais, Georgie e Lennie saranno i padroni. Nessuno avrebbe potuto dargli ordini perché lí, nel loro ranch idilliaco, i padroni sarebbero stati loro.
Dopo essere scappati dalla legge per un malinteso causato da Lennie, i due amici si trovano nel ranch di Curley, il figlio violento del proprietario. Qui conoscono il capo-mulattiere Slim, lo scopino Candy con il suo anziano cane, lo stalliere afroamericano Crooks e la giovane moglie di Curley, novella sposa annoiata in un ranch polveroso di soli uomini. E qui entrano in gioco la tentazione, il razzismo e la violenza, quella di gruppo e gratuita, quella che, nell’America non tanto lontana nel tempo, ha portato anche ai linciaggi.
Come sempre, la scrittura di Steinbeck é cosí semplice e diretta da arrivare come una pugnalata. Lo scrittore americano non usa mai parole superflue per riempire la pagina, non esagera con gli aggettivi e con le esclamazioni. Quello che vuole dire, Steinbeck lo dice, e non importa se fa male, se fa sorridere o se fa piangere. Lo fa nel suo romanzo “La Valle dell’Eden” e lo fa anche in “Uomini e topi,” pubblicato nel 1937. In sole 144 pagine, Steinbeck ci fa credere all’impossibile: crediamo che i due amici, da sempre poveri ed oppressi, possano farcela. Anzi, facciamo il tipo per questa coppia che scoppia, per questo duo improbabile. Vediamo con i loro occhi la fattoria tanto sognata, per cui faticano ore ed ore nei campi, con i pomodori rossi e succosi d’estate, l’erba medica alta e verde per i conigli di Lennie e le uova calde delle galline, perfette per un’omelette prima di iniziare a lavorare. Attraverso il loro sogno di indipendenza e libertá, Steinbeck ci lascia immaginare un ranch verde, nel cuore della California assolata, con maiali rosa che sguazzano nel fango e alberi di belle, dolci susine viola.
Ma, nel profondo lo sappiamo, proprio come lo sa George: la fattoria non é altro che un sogno. Una favola da raccontare al suo amico del cuore per calmarlo e per poter evadere, almeno per qualche minuto, dalla loro realtà. Una realtà che é anche una prigione. Alla fine, il loro destino si compie, prevedibile e doloroso, e, per quanto faccia male, non ci sorprende.
Non ce ne sono molti che vanno in giro a lavorare in coppia” scherzò. “Non so perché. Forse in questo dannato mondo ognuno ha paura dell’altro.
Confesso che per un secondo ho creduto l’avresti rivelato il loro destino… Lessi anni fa Furore ma non mi lasciò grandi impressioni. Lo riprenderò in mano
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No, non scrivo mai trama o finale, altrimenti non avrebbe senso. ☺️ Furore lo leggerò tra poco, vediamo come va.
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Ho letto soltanto Furore, ma mi piacerebbe leggere anche questo. Ti farò sapere!
Elena
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Furore è il prossimo per me!
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Ho amato Steinbeck in “Furore”, che ho consumato tanto mi ha appassionata, questo romanzo, invece, molto bene scritto, mi ha colpita meno
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Ho iniziato “Furore”proprio ieri!
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Spero ti piaccia!
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Un romanzo davvero stupendo, breve ma che riesce a raccontare tanto con una grande forza. L’apprezzo veramente tanto.
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Anch’io, ora vorrei leggerlo in inglese per vedere se ci sono differenze.
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Stupendo e commovente, il primo che ho letto di Steinbeck ed è stato subito amore
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Io ho iniziato con “La Valle dell’Eden” ma è stato subito amore anche per me!
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Quello sarà il prossimo che leggerò di lui
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