Il vecchio trattore verde

Il vecchio trattore verde sbuffa, borbotta e si spegne nel mezzo del campo coperto da erbacce. Niente riesce a rimetterlo in moto; né le bestemmie del vecchio contadino né i calci che tira all’enorme ruota. Non servono nemmeno le minacce, che ora sí che lo cambierá con un modello piú recente, di quelli con l’aria condizionata e la radio. Stavolta é la volta buona, quella che lo vende parte per parte al vecchio meccanico brontolone, quello che indossa la salopette piena di macchie di olio e grasso anche per andare a bere il caffé in osteria. Il vecchio trattore verde non si scompone perché sa che quelle del vecchio contadino sono solo parole a vuoto. Il vecchio contadino non avrá mai il coraggio di cambiarlo; insieme ne hanno passate di tutti i colori.

Fin da quando l’ha ereditato dal vecchio suocero 30 anni fa, il vecchio contadino ha trattato il vecchio trattore verde con rispetto. Che era giá vecchio quando il suocero l’aveva acquistato negli anni Sessanta, pure di seconda mano.

Ora tutti due sono un rudere. Non vanno più nemmeno a seminare o arare, tanto non avrebbe senso. Le vecchia ruote del vecchio trattore verde sono diventate lente e fanno fatica a scavalcare le cunette di terra. Ogni sasso é una montagna che diventa ogni giorno più alta, mentre loro due diventano sempre più piccoli. Piú che rimpicciolirli, le rughe e la stanchezza li prosciugano da dentro, dagli organi stessi, come una malattia incurabile. La chiamano vecchiaia, dice il vecchio contadino ad alta voce, dando una pacca sul vecchio trattore verde.

Una volta, il vecchio trattore verde era il più veloce ed imponente della campagna e, dal sedile di pelle nera, il vecchio contadino dominava i campi di pannocchie, i vigneti e le montagne all’orizzonte. Aveva un bosco di quattro ettari per fare legna per l’inverno, sei campi per il mais per mantenere la famiglia, una piccola vigna di dolci grappoli rossi per le sere d’estate e la stalla dei maiali, che facevano un gran baccano quando avevano fame – e avevano sempre fame. Il vecchio contadino e il vecchio trattore verde uscivano la mattina con i primi raggi del sole e non si fermavano fino ad ora di pranzo. Dopo aver mangiato e aver fatto la pennichella, tornavano a lavoro fino a che le campane suonavano le 6 d’estate o fino ai primi colori del tramonto in inverno.

Erano instancabili.

A volte, quando iniziava a piovere all’improvviso, restavano qualche minuto sotto l’acqua e si riempivano di fango come i bambini, senza preoccuparsi dei rimproveri della vecchia moglie, che li aspettava ogni sera sulla soglia di casa.

A volte, in primavera, vedono l’arcobaleno e allora il vecchio contadino si ferma, con il motore acceso, e rimane a fissare i colori nel cielo, incantato, ogni volta come se fosse la prima. Qualche goccia di pioggia cade sulla sua coppola, ma non gli dá fastidio. La pioggia lenta e calda lava via la sua stanchezza e la polvere del vecchio trattore verde. Guardando l’arcobaleno, il vecchio contadino pensa a quanto sarebbe bello trovare la sua fine, un posto dove immagina ci sia sempre il sole e dove non c’é la vecchia moglie, che puzza sempre di naftalina e carne bollita.

Le campane suonano: é mezzogiorno e il vecchio contadino deve tornare a casa. Sa giá cosa gli ha cucinato la vecchia moglie, che ormai piú che mangiare, spilucca come un uccellino: polenta, formaggio Montasio e patate lesse. Si consolerá con un bicchiere di Merlot che, lo sanno tutti, toglie il medico di torno. Togliesse anche le ragnatele, sarebbe meglio, pensa il vecchio contadino mentre dá un’occhiata all’ennesimo ragno che sta tessendo la sua tela sul cruscotto del vecchio trattore verde. Con un sospiro scoraggiato, i due vecchi amici tornano verso casa. Si lasciano i campi alle spalle e il vecchio trattore verde sobbalza ad ogni buca della strada sterrata. Dietro di loro, alzano un polverone, anche se stanno guidando a passo di lumaca. Con ogni buca e pozzanghera, il vecchio trattore verde si ammacca un po’ di più. Sono i suoi segni dell’etá, come le rughe del vecchio contadino che, a ogni buca, sobbalza sul vecchio sedile di pelle ormai grigia, logoro e strappato, tanto che si vedono le molle. Dallo specchietto retrovisore, sporco che sembra ci sia sempre la nebbia, il vecchio contadino lancia un’ultima occhiata all’arcobaleno, che sta svanendo.

Nel pomeriggio tornerá nell’unico campo che gli é rimasto, ancora umido dopo la pioggia e lí il vecchio trattore verde si spegnerá per sempre.

Il vecchio contadino sbuffa e borbotta: “un altro giorno in paradiso.”



Ricevi una mia lettera al mese →

2 pensieri riguardo “Il vecchio trattore verde

Aggiungi il tuo

Lascia un commento

Blog su WordPress.com.

Su ↑