Le aveva promesso che sarebbe state amiche per sempre. Gliel’aveva detto quando si erano conosciute il primo giorno di asilo, quando Arianna le era corsa incontro e le aveva chiesto di essere amiche, semplicemente. Poi gliel’aveva promesso alle elementari, quando le aveva regalato un diario segreto di Sailor Moon, con chiave e lucchetto. Gliel’aveva ripetuto il primo giorno delle medie, quando prendevano il pulmino giallo per andare in un altro paese e già sembrava di essere in un altro mondo. E gliel’aveva detto anche l’ultimo giorno di scuola, dopo gli esami di terza media, quando si erano fermate a festeggiare con i compagni di classe sotto l’acqua che irrigava i campi di mais.
Migliori amiche per sempre, anche se sarebbero andare a un liceo diverso, per la prima volta da quando si conoscevano. Migliori amiche per sempre, anche se Arianna aveva giá il primo fidanzatino, mentre lei si sentiva brutta e inadeguata ogni volta che passava davanti al suo riflesso. Gliel’aveva promesso e lei ci aveva creduto.
Sei la mia migliore amica per sempre. TVTTTB.
Si sedevano sempre verso il fondo del pulmino. Non l’ultima fila, dove c’erano i ragazzi più grandi, ma nemmeno davanti, dove sedevano la suora e i bambini più piccoli. Loro due si sedevano nella terzultima fila, sempre vicine, attaccate come due sardine e si scambiavano lettere segrete. Sapevano tutto una dell’altra, ma si scambiavano lo stesso quelle lettere, quasi ogni giorno, nel viaggio verso casa sul pulmino giallo. Commentavano quello che aveva detto Fabio, il sorriso che Luca aveva fatto a Arianna e il portachiavi che Elia aveva nascosto nel suo zaino, con un piccolo fiocco rosso. Parlavano di come la prof di italiano sembrava davvero una scimmia, ancora peggio con quegli occhiali tondi e spessi, e di come il prof di arte aveva stufato, con il suo librone di storia che odorava di plastica e i quadri brutti. Si scambiavano lettere per parlare delle loro cotte, di quello che avrebbero fatto il sabato pomeriggio, quando finalmente potevano vedersi fuori dall’aula e di che noia erano gli allenamenti di pallavolo, uno sport che facevano solo per poter stare insieme. Erano delle pessime giocatrici, ma non lo facevano certo per la gloria. Volevano passare ogni momento insieme, come due sorelle, come due gemelle inseparabili. Rileggevano quelle lettere la sera, prima di andare a letto, con l’abat-jour accesa, per memorizzare ogni frase e parola.
Sei la mia migliore amica. TVB.
Cosí finiva ogni lettera di Arianna che, più passava il tempo, più le passava quelle buste bianche guardandosi intorno, per essere sicura che nessuno la vedesse. Lo faceva con circospezione, come se avesse se stesse commettendo un crimine. Come se si vergognasse, avrebbe capito lei tanti anni dopo, quando la promessa era ormai giá infranta. Non le raccontava piú del prof di francese che sembrava il topino di Ratatouille, della gita al museo, quando qualcuno aveva fatto una scoreggia in ascensore e del sorriso di Luca, che le scriveva bigliettini sdolcinati durante l’ora di matematicamente. Ora, Arianna scriveva solo poche righe frettolose, come se si fosse dimenticata che le doveva consegnare una lettera, e firmava solo con TVB. Le raccontava di quello che aveva visto alla televisione, della partita di ping pong in parrocchia e di Gabriele.
Sei la mia migliore amica, TVB.
Gabriele, più grande di tre anni, che aveva conosciuto durante un’estate in campeggio con la parrocchia, che aveva giá dei sottili baffetti biondi e un motorino. Un piccolo cinquantino rosso, che aveva riempito con adesivi. Ce n’era uno grande del numero 46, in onore a Valentino Rossi e uno più piccolo con una faccina sorridente, rotonda e gialla. Arianna gliene aveva regalato uno con uno squalo che aveva indosso un bel cappello di paglia e Gabriele l’aveva messo proprio sotto il manubrio, davanti, dove tutti potevano vederlo. Arianna ne era felicissima e glielo raccontava sempre con un risolino e una vocina acuta, emozionata come la bambina che era. Nelle nuove lettere, sempre più brevi, le scriveva che sua mamma non la lasciava salire sullo scooter perché non aveva un casco, ma Gabriele ne stava cercando uno di seconda mano, meglio se fucsia. Le diceva come si sentiva ogni volta che lui la guardava, quando la teneva per mano, come facevano nei film. Le diceva che lui era il suo amore per sempre, il principe azzurro.
Tvb, Arianna.
E lei ci credeva ancora. Credeva ancora alla sua promessa, anche se sentiva che la sua migliore amica si stava allontanando. Mentre lei non si perdeva una puntata di Mila e Shiro, Arianna andava al centro commerciale con Gabriele e i suoi amici, tutti più grandi, senza adulti, per vedere un film nella sala buia o per bere litri e litri di Coca Cola zuccherata e gelata. Mentre lei andava agli allenamenti di pallavolo nella palestra buia e puzzolente, Arianna passava ore al telefono con lui, finché la madre, stanca e leggermente preoccupata, buttava giù la cornetta. Mentre lei si guardava allo specchio e vedeva brufoli, ciccia e sopracciglia troppo folte, Arianna si truccava con l’ombretto e il lipgloss, sorridendo allo specchio, sfacciata e giá un’adolescente. Arianna stringeva la mano di Gabriele, gli dava piccoli e frettolosi baci, mentre lei poteva solo sognare guardando Dawson’s Creek. Nessun ragazzo la guardava come guardavano Arianna. Alta, snella, con i capelli dorati e gli occhi verdi come un lago d’inverno, era una principessa. Lei non poteva che essere l’amica imbranata, la poverina che si sedeva ancora in terzultima fila aspettando una lettera che non riceveva da mesi.
Arianna.
Le aveva promesso che sarebbero state amiche per sempre. Poi, dopo l’esame di terza media, era sparita. Non rispondeva alle chiamate e non era mai casa. L’aveva supplicata di incontrarsi e, alla fine, la sua migliore amica aveva ceduto. Le aveva portato una lettera e Arianna l’aveva letta sui gradini di casa. Possiamo continuare a essere migliori amiche? Arianna aveva scosso la testa e, senza nemmeno una parola, era corsa via sulla sua bici. E, mentre girava l’angolo verso l’ortolano, era uscita dalla sua vita.
Per sempre.
Ci sono ragazzine che credono a queste cose e meritano amiche migliori
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Verissimo, perché sono ferite che si portano nel tempo, difficili da rimarginare.
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Una si chiama Arianna, l’altra è senza nome e questo è già uno squilibrio che non promette bene, una si muove in motorino o in gruppo l’altra è ferma in casa, una ha il ragazzino l’altra nessuno. Inevitabile il distacco perché una è maturata (magari male) prima dell’altra. Eppure dovessi “puntare” su una delle due riguardo al futuro sceglierei quella senza nome, perché la maturazione lenta (che ora la fa soffrire perché ancora non conosce la provvisorietà di qualunque per sempre) è un ottimo presupposto alla riuscita alla distanza.
Piaciuto
ml
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Grazie delle tue parole. Senza dubbio, crescere non é facile e non tutti i legami sopravvivono al tempo. Certo che una rottura cosí non può che far male. Ma é indubbio che maturare con calma, come dici tu, ha i suoi vantaggi, anche se li scopriamo quando siamo giá adulti.
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