Quando sei lontano da casa, casa diventa un simbolo, un’utopia, una coccola che tiene caldi nelle notti da emigrato. Quando torni a casa, intravedi le prime crepe nel tuo sogno. Tutto ti ricorda la tua infanzia. I sapori, gli odori e il paesaggio sono gli stessi, ma tutto é anche diverso. Lo sa bene Anguilla, il protagonista di questo romanzo di Pavese, che lascia il suo paesino nelle Langhe per andare prima a Genova e poi in America.
Cerca la fortuna, Anguilla, un trovatello adottato per andare a lavorare nei campi e per il sussidio statale. Lui, vuole scoprire cosa c’è nel mondo oltre la sua vallata e vuole arricchirsi. É il primo del suo paesino ad andare così lontano e, quando torna, tutti gli fanno la corte, ma l’unico con cui si confida è Nuto, il suo amico d’infanzia.
É il 1949 e le macerie della guerra fumano ancora. No, queste non sono le Langhe di quando Anguilla era piccolo. Queste sono vallate cambiate dal fascismo, dai partigiani e dalla propaganda. Qui, si trovano ancora le vittime di una guerra senza senso, anni dopo la sua fine.
Anguilla riscopre i luoghi della sua infanzia e della sua adolescenza, ricorda persone che non ci sono più e trova un paese di campagna, fermo nel tempo. Meglio sarebbe dire bloccato, in superstizioni come quelle della luna e del falò
Una nota personale
Ho amato il tema del ritorno a casa, della disillusione e della campagna povera e dura. Però, ho sentito che il tema del Dopoguerra era troppo superficiale, che fosse solo un adorno. Invece, avrei voluto che fosse il centro del romanzo. Oppure, che il romanzo parlasse solo dell’idea del ritorno.
Questa sensazione non me la toglie nulla, ma leggere qualche appunto sulla vita di Pavese mi ha aiutato a capire la storia di “La luna e i falò.” Scritto nel 1949 e pubblicato un anno dopo (l’anno del suicidio dell’autore), questa è in certi sensi il racconto della sua vita e delle sue emozioni, dei suoi ideali e dei suoi rimpianti. Dei suoi dolori.
Quanto a me, ti voglio bene, Pierina, ti voglio un falò di bene. Chiamiamolo l’ultimo guizzo della candela. Non so se ci vedremo ancora.
Ispirazione, idee e nuove storie
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