Ha smesso di fumare da anni, ma trova ancora accendini dappertutto. Ce ne sono due sopra lo specchio del bagno, uno dietro il telefono fisso, due sul balcone della cucina e uno sul tavolo della sala. Dentro una zuccheriera di vetro, tra caramella che ormai saranno stoppose, c’é un accendino verde. Se cercasse tra le piaghe del divano rosso, probabilmente ci troverebbe delle monete per il caffé, batuffoli della coperta di lana e degli accendini. In camera da letto, sa che ci sono accendini in ogni cassetto del comò, alcuni che funzionano ancora, altri che non ha mai buttato via: é sempre stata un’accumulatrice seriale. Di accendini, di caramelle e di libri che non leggerá mai. Sopratutto non adesso, che le é passata la voglia di leggere anche le riviste di gossip e che non può più leggere fumando una sigaretta, con il telefono staccato per non essere disturbata e la televisione sul perpetuamente sintonizzata sul canale dei cartoni animati, per fare da sottofondo.
C’é un accendino anche vicino alla macchinetta del caffé, una macchinetta piccola e moderna, nera, che usa le capsule. Ormai, non fa più il caffé con la moka da anni. I figli le hanno regalato questa macchinetta tempo fa, ma non la usa più. Non per testardaggine, ma perché non ha voglia di bere il caffé la mattina, appena sveglia. Che senso ha bere il caffé seduta sulla cassapanca che ha comprato con suo marito quando i bambini non erano ancora nati? Non puó più sedersi a leggere, fumare e bere il caffé mentre Peppa Pig va all’asilo. E se non può farlo, che senso ha?
La mattina si alza tardi, senza fretta. In pigiama va in cucina e cerca un accendino. Lo fa automaticamente, é un rituale che ripete da tutta la sua vita. Ha iniziato a fumare a 13 anni e ha sempre un pacchetto di sigarette nella borsa e accendini in ogni angolo della casa. Prima di smettere, fumava una sigaretta appena sveglia, prima ancora di bere il suo caffé fatto con la moka. Poi apriva una merendina e cosí, con calma, si preparava ad un nuovo giorno da vedova, nella casa ormai vuota.
La casa é ancora vuota, ma l’odore di fumo sta lentamente scomparendo. Lentamente, dato che sono anni che non fuma. Ma l’odore delle sue Muratti impregna ancora i muri bianchi, le enciclopedie rosse che hanno fatto la muffa e la tovaglia pesante verde del tavolo della cucina, che non toglie mai.
Ormai, le cene non si fanno più a casa sua e, quando si fanno, sono in pochi e la tavola della cucina basta e avanza. I tempi delle grandi tavolate sono finiti da un pezzo, lei lo sa. Non deve più cucinare per tutta la famiglia allargata, passare ore ai fornelli per poi lasciare le pentole sporche nel lavello per giorni. A lei basta una pastasciutta, quando si ricorda di mangiare. I figli le hanno comprato le mele, ma sono avvizzite dentro la ciotola di legno. Sono piene di rughe, proprio come lei, che si guarda allo specchio solo quando va dal parrucchiere. Sennò, fa fatica a guardarsi e lo specchio del bagno é pieno di aloni d’acqua. Guarda le mele avvizzite, ma non ha l’energia per buttarle. Non ha nemmeno l’energia per buttare il vasetto di passata di pomodoro, lasciato sul tavolo, che ormai ha la muffa.



Non ha l’energie per fare nulla. Dopo due passi, le manca il fiato. Si deve fermare, appoggiare al muro o sedersi sul divano, cercando l’ossigeno disperatamente. Lei, che andava in bici fino al panificio e poi al bar per un caffé, ora non sa nemmeno dove sia la sua bici. É da quando ha smesso di fumare che non la usa più, ormai le gomme saranno sgonfie. Ha paura di andare in bici, ora che non ha energia, ma le manca. Le manca sentirsi libera e indipendente, pedalare per le vie del paese salutando con la mano vecchi amici e persone che non riconosce. Lei ha sempre salutato tutti, per non fare torto a nessuno. Faceva il segno della croce davanti alla chiesa (più per scaramanzia che per religione), si fermava davanti agli annunci mortuari e poi andava al bar a parlarne.
“Hai visto che é morto Gianni? Ti ricordi? Quello che andava a scuola con te.”
“Ho visto una certa Anna Banfi sugli annunci, tu sai chi é? Banfi come quelli della ferramenta?”
“Dopo domani fanno il funerale, magari andiamo al rosario.”
Poi prendeva una sigaretta, prendeva l’accendino dalla sua borsa senza fondo e si sedeva nei tavolini a guardare i passanti. In molti si fermavano a salutarla, nemmeno fosse il sindaco. A lei piaceva l’attenzione, le piaceva sapere che era amata e riconosciuta, forse più del sindaco. Anzi: sicuramente più del sindaco. C’era chi si sedeva con lei per fumare, in silenzio, e chi le diceva la sua frase preferita: non é ora di smettere? A quelle persone rispondeva con uno sguardo torvo, che non aveva bisogno di spiegazioni. Per lei, fumare era come respirare. Che poi, anche se ad ogni respiro dava due colpi tosse, a loro cosa importava? Lei era contenta con le sue Muratti e nessuna immagine disgustosa messa sul pacchetto poteva spaventarla. Anzi, si era subito comprata un astuccio rosso per non vedere quelle immagini deprimenti e dentro, per sicurezza, ci aveva subito messo un accendino. Uno in fondo alla borsa e uno nell’astuccio delle sigarette: aveva sempre la scorta pronta. Che loro dicessero quello che volevano, lei non avrebbe mai smesso di fumare.
Ci é voluto un infarto per fermarla. Basta bicicletta, basta sigarette e basta respirare a pieni polmoni. Se l’era cercata? Forse sí, forse aveva sempre saputo che sarebbe andata a finire cosí. Avevano ragione gli altri? Forse sí, ma non l’avrebbe mai ammesso. Loro non la vedevano senza fiato, seduta sul divano di casa, mentre pregava per un’altra notte e per un altro giorno.
Loro non sapevano quanto le mancasse l’odore del fumo, che per lei era quasi un profumo. Per lei, quello era il sapore della libertá e le ricordava il marito ormai morto da più di 25 anni. Lui, che amava i suoi sigari, non le aveva mai chiesto di smettere. L’aveva conosciuta con una sigaretta tra le labbra e, per lui, l’odore del fumo che impregnava i muri anche anche l’odore di casa. Era il suo odore, che lei sentiva ancora nel pigiama e nei maglioni che indossava in inverno, dopo aver acceso i termosifoni, fumando con la finestra aperta.
Guarda le mele avvizzite e rugose, ormai passate di moda, proprio come lei. Pensa di buttarle via, una volta per tutte. Sulla finestra, vede un accendino rosa, ma non ci sono sigarette in casa. Pensa di buttarlo via, tanto non ha più senso. Guarda le mele e poi l’accendino, l’accendino e poi le mele. Alla tv sta per iniziare un nuovo episodio di “The Big Bang Theory,” che lei adora. Se si siede, ha tempo di tirare fiato. Alle mele e all’accendino ci penserá un’altra volta.
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