La Prima Legge di Joe Abercrombie, 1400 pagine dove non succede nulla

Ho passato tutta l’estate in compagnia di questa trilogia: un mattone infinito di oltre 1400 pagine (per intenderci, Il Signore degli Anelli ne conta circa 1200) e vi giuro che ci ho provato con tutta me stessa. Sono andata avanti con calma, a volte saltando a piè pari qualche pagina di troppo piena di descrizioni di battaglie, a volte prendendomi pause di riflessione lunghe giorni.

Eppure, nonostante gli sforzi, non sono riuscita a finire questo libro. Ho mollato definitivamente a 400 pagine dalla fine. Codarda? Forse. Per un attimo ho persino provato il classico senso di colpa del lettore e l’ho ripreso in mano, solo per richiuderlo dopo due minuti netti.

Il mistero delle mille pagine senza trama

La verità? Non succede assolutamente niente. Per ben mille pagine la trama si muove a passo di lumaca e sono andata avanti solo ed esclusivamente perché volevo sapere che fine avrebbe fatto un personaggio specifico: l’Inquisitore Glokta. Se avessi potuto, avrei letto soltanto i capitoli dedicati a questo uomo distrutto, amareggiato, spietato e profondamente confuso. Purtroppo non era possibile fare una lettura così selettiva. Risultato? Ho riportato la trilogia in biblioteca e, se qualcuno di voi l’ha finita, vi prego: accettasi spoiler nei commenti.

Non vorrei essere fraintesa: nel libro ci sono scaramucce, torture dell’Inquisizione di Sua Maestà, scene piccanti, soldati disperati e amori impossibili. Però, una volta tolto questo contorno, rimane ben poco. Non ci sono veri colpi di scena, ma solo una storia che si trascina stancamente, aprendo mille sotto-trame senza mai arrivare a una risoluzione. Sembra di camminare in un labirinto senza via d’uscita, ed è una sensazione tremendamente frustrante. Le vicende si intrecciano, ma tutto resta perennemente in sospeso, senza dare risposte né ai personaggi né a chi legge. Abercrombie lancia qua e là qualche piccolo zuccherino per indorare la pillola, ma non è bastato a farmi venire voglia di raggiungere il traguardo.

Dov’è finita la magia? (e il paragone con Nevernight)

Per quanto mi riguarda, un fantasy senza magia perde gran parte del suo senso. Intendiamoci, in questo romanzo la magia esiste, ma è relegata in secondo o persino in terzo piano. C’è il Primo Mago Bayaz con il suo apprendista musone, c’è la tormentata Ferro con le sue abilità inspiegabili, e c’è Logen il bruto che parla con spiriti e demoni ormai destinati a scomparire dal mondo.

Non mi aspettavo certo una storia stereotipata con draghi e orchi, sia chiaro. Cercavo semplicemente un dark fantasy cupo, misterioso e spietato da divorare in estate, e mi sono ritrovata tra le mani una narrazione che procede con il freno a mano tirato. Niente a che vedere con un altro dark fantasy che ho letteralmente adorato: la trilogia di “Nevernight” di Jay Kristoff, dove il ritmo e la componente oscura ti catturano fin dalla prima pagina.

Nelle ambientazioni di Abercrombie manca la magia nel senso stretto del termine, ma manca soprattutto quella scintilla capace di tenerti con il fiato sospeso a ogni capitolo. L’unica vera perla di queste 1400 pagine resta l’Inquisitore Glokta. Caro Joe, forse sarebbe stato meglio scrivere un intero romanzo standalone solo su di lui: in quel caso, le 1400 pagine le avrei lette volentieri.



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