Recensioni stellari e una copertina abbastanza inquietante da catturare subito l’attenzione: la mia avventura con “Teddy” di Jason Rekulak è iniziata con i migliori presupposti. Anche i primi capitoli promettevano bene e sembravano avere tutti gli ingredienti giusti per un thriller adrenalinico: un’ex tossicodipendente giovane e ficcanaso, un bambino prodigio fin troppo solo e due genitori ricchi ma costantemente assenti. Insomma, siamo decollati benissimo. Vorrei tanto poter dire lo stesso dell’atterraggio.
Se mi vendi un thriller, non puoi darmi il paranormale
Thriller e paranormale sono due concetti completamente diversi, vero? Non sono sinonimi. Secondo me, definire il libro di Rekulak un semplice “thriller” è profondamente sbagliato e fuorviante. Quando scelgo un libro di questo genere mi aspetto una storia adrenalinica, con un assassino scaltro, indizi reali e poliziotti stressati ma efficaci.
Invece, più la storia procedeva, più mi rendevo conto che l’autore stava giocando su una linea totalmente diversa, quella tra reale e irreale, tra fatti concreti e pura fantasia. Se in una storia c’è di mezzo un fantasma o una strana presenza inspiegabile, allora non stiamo più parlando di un thriller, ma di qualcosa che vira decisamente verso l’horror o il paranormale. O forse faremmo meglio a non mettergli proprio un’etichetta, anche perché sapete bene quanto io le odi. Il problema, però, resta: l’inganno di fondo sul genere si avverte tutto.
Un mistero che non sono riuscita a finire
La trama di “Teddy” ruota attorno a un mistero centrale: chi ha ucciso Anya? Anya, che all’inizio sembra solo la classica e carina amica immaginaria del piccolo Teddy, si trasforma capitolo dopo capitolo in una presenza sempre più inquietante e invadente. La sua storia passata è tutta da svelare e l’idea di base avrebbe anche potuto funzionare. Questo, s’intende, vale per chi riesce ad arrivare alla fine del libro. Io, lo ammetto chiaramente, non ci sono riuscita. L’ho abbandonato prima.
Forse è successo perché in quel momento volevo leggere un thriller vero, crudo e psicologico. O molto probabilmente perché nella mia vita ho letto storie di fantasmi e spiriti decisamente migliori, scritte con un’atmosfera capace di mettere davvero i brividi. Questo ibrido di Rekulak, purtroppo, mi ha solo lasciata con l’amaro in bocca.
Brividi anche in estate
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