Il canto della cicogna e del dromedario

Mi ricordo di aver preso in mano questo libro perchè mi incuriosiva molto il titolo. Cos’è il canto del dromedario? E cosa c’entra la bella cicogna? Poi, ho letto il retro della copertina e ho visto che l’autrice dei Paesi Bassi, Anjet Daanje, si è ispirata alle sorelle Bronte per il suo libro e la mia curiosità si è trasformata in interesse. “Jane Eyre” di Charlotte Bronte mi è piaciuto molto e ho amato “Cime Tempestose” di Emily Bronte: i due libri delle sorelle sono tra i miei classici preferiti di sempre.

Se “Il canto della cicogna e del dromedario” era ispirato ai toni cupi delle Bronte e agli amori tossici e dolorosi delle loro storie, allora lo volevo leggere.

Una, nessuna, cento storie

Proprio come per le sorelle Bronte, in questo libro ci sono due sorelle scrittrici che pubblicano due libri con pseudonimi maschili. Sono Millicent ed Eliza Drayden, due giovani inglesi che conoscono il dolore e il lutto fin da piccole. Nel corso della loro infanzia ed adolescenza, perdono tre sorelle, la madre e infine il padre. Loro rimangono figure misteriose, piene di segreti, che nessuno ha mai conosciuto davvero. Ed è qui che nasce il loro folklore e le altre storie di Anjet Daanje.

“Il canto della cicogna e del dromedario” non racconta solo la storia delle sorelle Drayden, ma racconta anche la storia di altri narratori nel tempo. La maggioranza sono donne e sorelle, che leggono i libri delle Dreyden, veggenti che ne vedono il fantasma e spose che mantengono il segreto del loro marito. Ci sono storie di maestri di pianoforte arroganti, di ragazze tedesche che nascono la loro nazionalità dopo la Seconda Guerra Mondiale e relazioni omosessuali quando essere lesbiche era visto come un peccato mortale. In modi diversi, a volte superflui, a volte profondi, le vita delle sorelle Dreyden toccano le vite dei narratori.

Ed è qui che il libro della Daanje diventa troppo per me.

Troppo ripetitivo, prolisso e noioso. Alcune delle storie sono interessanti ma le sorelle Dreyden si perdono nelle vite degli altri e loro, ispirate dalle Bronte, diventano di secondo, terzo e quarto piano. Le loro vite, tormentate e dolorose, non sono più importanti per il libro, che diventa un ammasso di racconti su racconti dove, a volte, le sorelle Dreyden non sono che una semplice e fugace comparsa. Ma l’accenno alle Bronte non è stato l’unico dettaglio che mi aveva convinto a leggere il libro.

“Dove Susan Knowles-Chester va, la morte la segue: questo pensano gli abitanti di Bridge Fowling ogni volta che la vedono incedere a passo svelto:” così inizia la sinossi della storia. Una frase impossibile da ignorare per una lettrice come me che ama le storie cupe. Peccato che il personaggio di Susan sia un’altra comparsa nel libro della Daanje e, dopo i primi capitoli sparisce, uno dei personaggi più intriganti dell’intera storia.

Il mio primo DNF del 2025

Non sono riuscita a finire “Il canto della cicogna e del dromedario” perchè mi stava annoiando. Mi aspettavo una storia cupa e tenebrosa, come quelle delle sorelle Bronte. Invece, ho trovato una storia ripetitiva e lenta, per nulla ispirata dalla brughiera inglese e dalla buone maniere delle dame di campagna. Preferisco rileggere “Cime Tempestose,” grazie mille.


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