Klara e il sole di Kazuo Ishiguro, la robot che sa amare

Siamo in un futuro non più tanto prossimo, un mondo in cui gli androidi sono una parte integrante della societá. Un mondo in cui loro fanno da baby sitter, donna delle pulizie e migliori amici. Ed ecco Klara, un robot umanoide di generazione B2, un Amici Artificiale che, dalla vetrina del negozio, guarda il mondo che scorre, gli umani che corrono mentre aspetta che qualcuno la porti a casa. Klara, circondata da altri robot come lei nel negozio della Direttrice, vuole adempiere al suo lavoro.

Quando la quattordicenne Josie, una ragazzina gentile ma malata, la sceglie, l’umanoide vede la sua possibilitá: finalmente potrá vedere il mondo fuori da quelle quattro mura polverose e adempiere al suo lavoro. Klara sa di essere stata creata per essere al servizio degli umani e sa di essere temporanea, un giochino usa e getta. Lo sa, ma é disposta ad andare a casa con Josie e la madre scorbutica per adempiere al suo destino. Klara diventa presto la migliore amica di Josie, che si aggrappa a quel robot come se fosse carne ed ossa. E Klara farebbe di tutto per quella ragazzina afflitta da un male che non ha nome, ma che la isola e la rende diversa dagli altri.

E il Sole cosa centra? Il sole é una fonte benefica, dato che Klara funziona ad energia solare. Ma é anche una cura per la piccola Josie che, nella forza e nel calore del sole, trova un modo per navigare la sua malattia. Il romanzo di Kazuo Ishiguro “Klara e il sole” é, prima di tutto, una storia di sacrifici. Sacrifici fatti per amore, si potrebbe dire, se i robot sanno amare. Certo, leggendo della dedizione di Klara per Josie, é impossibile non credere che gli umanoidi siano capaci di amare, cosí come sono capaci di essere spietati. Sono come noi; sono il nostro riflesso che ci fa paura, tanto ci assomiglia. Klara sente la solitudine, la frustrazione e il dolore che fa essere diversi, sia per lei che é un robot di una generazione ormai passata, sia per la sua Josie, che non é come gli altri bambini.

Questa non é una storia che condanna l’intelligenza artificiale, ma é una storia che racconta come gli essere umani e i robot possono convivere. Ed é un romanzo che esplora un legame che tutti noi possiamo capire: il legame tra un adolescente e la sua migliore amica.

Il finale di “Klara e il sole” é uno dei finali più belli che io abbia mai letto. Nostalgico, triste ma pieno di speranza. É un finale inevitabile e forse è questa la forza della storia dell’autore giapponese: non scrive una storia comfort, per farci felici. Non é un romanzo di fantascienza. É la storia di come, crescendo, tutto cambi e di come il cambiamento sia inevitabile, anche se fa male. Lo sa bene Klara.


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