Si chiamano tutti e due Mario e tutti e due guidano il pulmino della scuola. Uno sta aspettando la pensione e ogni giorno gli sembra un’eternità. L’altro è al suo primo lavoro dopo il diploma, alla pensione non ci pensa nemmeno, ma la mamma è contenta che ha trovato un lavoro nel pubblico, che nessuno lo schioda da lì, nemmeno il Presidente della Repubblica in persona.
Il primo Mario, quello che deve guidare con gli occhiali da quando ha 40 anni e che conosce tutti i bambini per nome, guida il pulmino più vecchio della flotta del Comune. Una volta, quel pulmino era giallo canarino, ora è giallo senape, sempre più tendente al beige. Una volta, i sedili di pelle marrone erano imbottiti, ora alcuni sono strappati, come se qualcuno li avesse accoltellati. Vicino all’autista c’è un posto singolo per le accompagnatrici di asilo e elementari: le suore. Quando va alle scuole medie, quel sedile vicino a Mario rimane libero. Ė lui da solo, contro un’orda di ragazzini e ragazzine che non sono più bambini ma non sono nemmeno adolescenti. Sono in quell’età che non è niente o, come dice Mario a sua moglie, sono solo “canaglie.”
L’altro Mario, quello che non conosce ancora i nomi di nessuno e che porta gli occhiali fin da piccolo, guida il pulmino nuovo, che é ancora giallo canarino.Passa sopra le buche come un trattore, senza nessuna vibrazione, mentre sul pulmino senape sembra di essere sul tagadà. Anche le marce sono precarie e, spesso, Mario deve spingere fino in fondo sulla frizione per azionare il freno, che nessun olio può davvero oliare. La sua anzianitá di servizio gli ha permesso di scegliere il tragitto e lui ha scelto di andare a prendere i bambini dell’asilo, arriva prima a casa. E poi, deve ammettere che non sa come comportarsi con i quasi adolescenti. I bambini più piccoli sorridono quando salgono e quando scendono, lo salutano con la mano dal marciapiede. Oni tanto giocano con la gomma piuma dei sedili rotti o si tirano i capelli e a Mario basta lanciare uno sguardo dal retrovisore perché tornino in formazione come piccoli soldatini. Le poche volte che ha guidato quelli delle medie, Mario è tornato a casa con ancora più capelli bianchi. Gli studenti delle scuole medie si siedono sempre in fondo, si assicurano di riempire l’ultima fila di otto sedili. Sono gli anni delle prime vere cotte, dei primi amori che sbocciano tra i banchi e dei nomi scritti in lettere enormi, colorate e paffute nei diari delle ragazze di Winnie the Pooh, Barbie e Spiderman.
LUCA TI AMO. GIULIO SEI IL PIÚ BELLO DEL MONDO. MATTEO SPOSAMI. Tutto circondato da cuoricini e glitter.
Quando Mario guida il pulmino delle medie, sente tutto e vede tutto. Vede Aurora e Arianna, in prima media, che si passano lettere da leggere a casa. Sono migliori amiche dal primo giorno di asilo e amano scambiarsi bigliettini, messaggi e lettere a scuola, anche se si vedono e si parlano ogni giorno. Dal suo posto di guida, Mario le vede mentre guardano di sottecchi Luca, più biondo ogni giorno che passa, e Davide, che sembra crescere di un centimetro ogni giorno. E vede Matteo che guarda Milena di sottecchi, arrossendo ogni volta. Il piccolo Giulio diventa sempre più popolare. Il primo giorno che guida il pulmino, Mario vede Giulio seduto da solo, l’unico sulle prime file. Ha la cartella di plastica per la lezione di disegno, con un righello enorme che esce dall’angolo e senza nemmeno uno sticker. Tutte le cartelline hanno uno sticker, ma non quella di Giulio. Ha una maglietta dei Blink 182, quella con la copertina del loro album del 2003, con una faccia sorridente, cerchi e frecce nere. Se potesse, farebbe suonare a tutto volume le band americane come i Foo Fighters e i Linkin Park, altrochè Lunapop. Dato che non può, Mario fischia le canzoni che gli suonava suo nonno con la fisarmonica, la domenica dopo messa. Fischia e intanto vede dei bambini che diventano adolescenti. E lascia quella tratta al giovane autista quello che, in fondo, é un adolescente pure lui.
Mario sorride ai bambini che salgono sul suo pulmino senape. I sedili rotti sono stati rimpiazzati, ma il freno gli dà ancora qualche rogna e la frizione è dura. Mario continua a sorridere, contando i giorni che mancano alla pensione: 547.
Dovresti scrivere. Almeno secondo me
Grazie, mi fai il complimento più bello che abbia mai ricevuto.