La Valle dell’Eden di John Steinbeck: l’America della libertá

Per una volta, sono d’accordo con la definizione che gli esperti danno di un libro: Steinbeck mette in atto la lotta tra bene e male. In questo romanzo, ci sono la lotta interna dei personaggi, divisi tra contraddizioni e contrasti, e la valle californiana di Salinas, un luogo altrettanto contraddittorio. Ci sono personaggi sognatori, come l’emigrato Samuel, e poi ci sono quelli che vivono con i piedi per terra, come Lee.

Tutti si incontrano in una valle che cambia con il cambiare del tempo, che si trasforma con lo sviluppo industriale e con la guerra. Nessuno é immune ai cambiamenti che avvengono tra fine del 1800 e la Prima Guerra Mondiale e che, in alcuni casi, sconvolgeranno la vita dei suoi abitanti.

Il romanzo inizia nella Valle del Salinas, in California, attraversata da un fiume che, a valle, crea una terra florida a ricca. Ma, piú su, all’ombra delle colline, la terra é inospitale ed arida. Qui é dove si stabilisce la famiglia Hamilton, guidata dall’emigrato irlandese Samuel e da sua moglie Liza. Lui, inventore, sognatore e con la testa tra le nuvole (e sui libri). E lei, devota, rigida e con i piedi per terra. Una coppia improbabile in una terra che non li renderá mai ricchi.

Da questo momento e da questo luogo, Steinbeck inizia a raccontare la storia di personaggi diversi, destinati ad incontrarsi. C’é Cathy, definita da subito “diversa” e poi ci sono Adam ed il fratello Charles, che sono l’esatto opposto. Poi Tom, sognatore come il padre Samuel, ma sempre alla ricerca di qualcosa di piú, di nuovo, di bello. Steinbeck ci racconta il passato di questi personaggi per poi raccontarci chi sono quando il nuovo secolo, il 1900, bussa alla loro porta. Un secolo pieno di speranza, nel cuore degli americani, che hanno ancora le cicatrici della Guerra Civile.

Avremo finalmente le mani pulite, una volta chiuso con forza il coperchio su quel secolo puzzolente. Un futuro radioso davanti. Niente marciume in questi prossimi cent’anni nuovi e lustri.

Sará davvero cosí? Non solo per i personaggi di “La valle dell’Eden,” ma anche per gli Stati Uniti in generale. La risposta, col senno di poi, la sappiamo: no, il 1900 é il secolo di ben due guerre e nemmeno l’America ne uscirá illesa.

Non il tipico mattone americano

Lo ammetto: non ero molto convinta di voler leggere questo romanzo. Avevo timore che fosse l’ennesimo mattone americano, a cui piacciono molto i paroloni, le pagine che vanno avanti all’infinito e la gloria americana. Per questo, come approccio a Steinbeck ho scelto la “Santa Rossa,” pubblicato ben 23 anni prima di “La valle dell’Eden.” Se mi fosse piaciuto, avrei provato con un altra storia dell’autore americano. Mi é piaciuto ed ho scelto questo romanzo del 1952 senza una ragione particolare. Ho iniziato a leggere con scetticismo? Sí, ma piú andavo avanti, più ero convinta di aver fatto la scelta giusta.

A contrario di altri mattoni americani, “La valle dell’Eden” non fa romanzine o prediche e non ha nulla della gloria americana. In alcuni punti della storia mi é sembrato una satira velata alla societá americana, ingenua e presuntuosa. L’America delle opportunitá, la nazione forte e coraggiosa, la piú forte di tutte. Finché non si trova davanti ad una guerra o alle difficoltá di un matrimonio e della vita di ogni giorno.

Se l’Eden é il giardino immacolato ed un simbolo di tutto quello che é possibile e bello, l’Eden del romanzo di Steinbeck é una promessa non mantenuta. É la storia di come tutti noi (anche gli americani) combattiamo per essere accettati e per trovare il nostro posto nel mondo. E, alcuni di noi, sono disposti a tutto pur di trovarlo. Ci sono persone senza scrupoli e poi ci sono quelle che si annullano per gli altri. Tutti si ritrovano nella Valle del Salinas, a combattere contro i propri demoni.

“Samuel, voglio fare un giardino della mia terra. Lo sai che mi chiamo Adam, vero? Fino a questo momento non ho avuto un Eden, e nemmeno ne sono stato cacciato. Voglio realizzare un giardino cosí fiorente, cosí bello da essere adeguato a lei, il posto giusto perché lei ci possa vivere e perché possa far risaltare la sua luce.”


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