Il talento di Mr. Ripley: le bugie hanno la vita lunga

I capelli tagliati proprio così, al millimetro. Il sorriso sornione e un po’ sbruffone di chi ha tutto ed è sempre abbronzato. E la voce, misteriosa e con un accento americano da snob. Basta davvero così poco per diventare qualcun’altro? Basta davvero così poco per diventare Dickie? A volte, non serve nemmeno mostrare il volto. A Tom, basta imparare ad avere sangue freddo. Forse, con il sangue freddo, ci è proprio nato. Però, il romanzo di Patricia Highsmith è iniziato con le migliori intenzioni. Almeno, così pensava Mr Ripley.

Il richiamo della ricchezza

Tutto inizia con le migliori intenzioni. Il padre di Dickie Greenleaf chiede a Tom Ripley di andare a trovare suo figlio a Napoli per convincerlo a tornare a New York. Tom, che non é mai uscito dagli USA, prende la richiesta molto sul serio e cerca subito di diventare il miglior amico di Dickie, nonostante ci sia la giovane Marge di mezzo. Bello e ricco, Dickie é il contrario di Tom, solo e un po’ impacciato. E Tom vuole l’amicizia e l’approvazione di Dickie, vuole la sua attenzione ed il suo tempo. Vuole essere lui, ma la Highsmith non lo scrive mai esplicitamente.

Gire in barca, viaggi lampo in Francia, appartamenti che si affacciano sul Mediterraneo e un padre che, dagli USA, manda denaro senza fare domande. La tentazione per Tom é grande, grande quanto la sua idea: diventare Dickie. Sará possibile? Tom deve ingannare Marge, i signori Greenleaf, amici che bussano alla porta senza essere invitati, come Freddie Miles. Tom deve anche ingannare se stesso, per credere alla bugia. O forse é piú esatto dire che Tom deve finalmente diventare se stesso: spietato e manipolatore.

Perché mi é piaciuto questo libro

La storia di Patricia Highsmith ha un ritmo piacevole ed é bello vedere come il personaggio di Tom gestisce le situazioni più difficili. Mr Ripley ha sempre un’idea o un piano, non va mai in panico. Io, nei suoi panni, probabilmente darei di matto. Ma non Tom. Lui affronta domande, dubbi e anche la polizia a testa alta e con eleganza. Con i soldi dei Greenleaf, mantiene Dickie in vita e sembra diventare Dickie. La trasformazione é sottile, ma inevitabile.

Questo libro é spesso definito come “thriller,” però le etichette sono riduttive, come sempre quando si parla di un libro. L’ho visto più come un giallo di altri tempi, un vero poliziesco che si concentra sul criminale e sulla sua personalità. Non un libro spietato e con violenza gratuita, come alcuni thriller contemporanei, ma un giallo di classe, come Ninfee Nere di Michel Bussi. In fondo, questo romanzo risale al 1955 e si vede e sente.

Perché non ho finito il ciclo di Tom Ripley di Patricia Highsmith

Il ciclo che vede come protagonista Mr Ripley include 5 libri. Ho letto anche il secondo, “Il sepolto vivo.” Però non mi ha fatto lo stesso effetto del primo. Penso che non mi sia piaciuto perché mi é sembrato troppo inverosimile, quasi fantascientifico in alcuni punti. Il libro riparte con un Tom che, diciamolo, ce l’ha fatta. Mr Ripley ha commesso il crimine e non é stato beccato. E, con calma, passo dopo passo, ha costruito la sua vita e la sua ricchezza. Ora sta bene, non si ricorda nemmeno della sua infanzia difficile a New York, e sembra essersi dimenticato di Dickie.

Nel secondo libro, Tom continua ad essere un truffatore e manipolatore, ma lo fa con successo. Troppo, per me. Ci sono domande e dubbi, ma non nascono dal passato. Il passato non bussa mai alla sua porta, non chiede mai spiegazioni, e Tom fa tutto quello che vuole, come vuole e quando vuole. Dalla sua casa lussuosa in Francia, circondato dal lusso e con un conto in banca da far invidia a Paperone. Ho creduto al primo libro della Highsmith, ma non al secondo. Per quello, non penso finirò il ciclo di Tom Ripley. Però il primo ve lo consiglio, senza dubbio. Il film, prima o poi lo vedrò.

Chi di voi ha letto il libro o visto il film?

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