Una friulana sulla Via Flavia

Mi tolgo lo zaino e lo appoggio sulla panchina. Senza, mi sembra di fluttuare. Se qualcuno mi vedesse, penserebbe che sono ubriaca. Faccio due passi, inciampo sui miei piedi e finisco a terra. Non mi sono fatta niente, per fortuna, e il mio orgoglio è l’unico ferito. Prima di rialzarmi, mi guardo intorno: non mi ha visto nessuno. Ho già fatto più di 55 km sulla Via Flavia, tra sentieri scivolosi e sulle rocce del Carso e non mi è successo niente. Qui, sul sentiero Rilke, ho sfidato tutte le leggi della fisica: sono caduta da ferma. Sorrido tra me e me, torno verso la panchina e prendo il mio pranzo: un panino speck e brie. E un pezzo di cioccolata, perchè la cioccolata non può mai mancare.

Presto, ho freddo. La bora non mi ha ancora lasciata, mi perseguita dal paesino di Bagnoli della Rosandra, come una compagna di cammino fastidiosa. Quella compagna che ha sempre fame, che ha sempre una vescica e che ti chiede sempre quanto manca. Quanto manca? Mangio un altro pezzo di cioccolato, allaccio lo zaino e riparto. Meglio non pensare a quanto manca, cara mia.

La vista dalla Basilica di Muggia Vecchia

Da Muggia a Bagnoli della Rosandra

Arrivo a Muggia che è già buio ed in giro non c’è quasi nessuno. Ho prenotato un letto nella Foresteria il Sicomoro della Basilica e vedo che è una camminata di meno di 2 km dalla stazione dei bus. Dopo ore sul treno, penso che una passeggiata mi farà bene. Ed è qui che inizia la mia Via Flavia, su una salita che non mi aspettavo. Perchè le basiliche, come i rifugi ed i castelli, debbano sempre sulla cima della collina (o del monte) è un mistero per me. Quando arrivo, nella cucina comune della foresteria c’è un corso di cucina e sento il profumo del pan di spagna dalla mia camera ma non me ne offrono nemmeno un pezzettino. Scaldo l’acqua calda e mi preparo i miei noodles istantanei, sapore vegetariano. Vado a letto e non c’è un filo di bora.

La mattina, il mio cammino inizia appena il sole sorge e mi dirigo verso Bagnoli sotto un cielo nuvoloso. Attraverso tutta Muggia, mi perdo ad un incrocio, e inizio la salita. Qui imparo un’altra cosa: Muggia è costruita in salita e la Basilica era solo un assaggio. Salgo e salgo, con il mar Adriatico dietro di me, uno spicchio blu tra le case. La Via Flavia mi porta tra le basse colline e in zone industriali, con una pioggerellina fine che minaccia di diventare un’acquazzone.

Quando arrivo al Biotopo naturale regionale dei Laghetti delle Noghere, il cielo si è aperto ed io continuo su una Via Flavia piena d’acqua. Sul sentiero ci sono pozze grandi come piscine, le foglie nascondono il fango profondo e i rami si stanno ancora scrollando di dosso la pioggia dei giorni precedenti. Non so come riesco a rimanere asciutta, ma posso dire addio ai miei calzini bianchi. Ormai non vedo più il Mediterraneo. Sono dentro un bosco fitto che mi porta verso la Val Rosandra, in un territorio pieno di piccole cascate e rivoli che attraversano il sentiero, in un cammino che si muove tra Italia e Slovenia. Qui, ogni cosa è bilingue, anche i cartelli stradali.

Arrivo a Bagnoli e nemmeno me ne accorgo. Ho ancora talmente tanta energia che continuo sulla Via Flavia per altri 2 km prima di accorgermi che sto andando troppo avanti. Insomma, sono un genio. Quando arrivo finalmente al B&B da Sandro e Emma la bora fredda inizia a farsi sentire. Chi me lo fa fare di uscire? Scaldo un altro po’ d’acqua e mi mangio i miei noodles, gusto manzo.

Da Bagnoli a Trieste

Guardo fuori dalla finestra e il cielo è grigio. La bora continua a muovere alberi interi, a sbattere gli scuri delle finestre i fili del bucato. Per un attimo, penso di tornare a casa. Nel mio paesino della campagna di Udine ogni tanto arriva la bora congelata, ma non è mai così forte. Emma mi dice che loro ormai ci sono abituati, in fondo a Trieste una volta c’erano delle corde nei punti più esposti, ora sostituiti con dei corrimano.

“Con lo zaino a proteggerti, puoi partire tranquilla,” mi dice Emma. E io le credo.

La seconda tappa della Via Flavia segue la ciclabile fino a Trieste, per cui il percorso è tranquillo e senza difficoltà, se non la lunghezza (circa 20 km). Durante la prima tappa non ho incontrato nessuno sul percorso, ma ora è pieno di ciclisti, escursionisti e jogger che si godono la giornata, come se non ci fosse la bora. E poi c’è Nina, una kurzhaar di 4 mesi con un collare rosso, che mi viene incontro per avere le coccole.

Finalmente, arrivo a Trieste. Vivo a nemmeno 2 ore di treno dal capoluogo regionale, ma sono anni che non vengo perchè mi sembra sempre troppo lontano. Ho tutto il tempo per godermi qualche ora in città e per pranzare, prima di andare verso l’Hotel Tritone per una doccia bollente. È metà novembre, fa buio presto e ho ancora 4 km fino all’albergo: rimetto lo zaino in spalla dopo un giro in centro. Viale Miramare collega la città all’omonimo castello costeggiando il mare. Questa è quasi la riviera dei triestini, che in estate vengono a fare il bagno e a prendere il sole sugli scogli. Ora molti stabilimenti, bar e ristoranti sono chiusi, ma non manca chi sta ammirando le prime luci del tramonto in riva all’Adriatico. Un Adriatico molto diverso da quello che ho vicino a casa, a Lignano, pieno di sabbia e di alghe. Qui, l’acqua è limpida e profonda. E rossa, accesa dal tramonto.

Stasera niente noodles istantanei: mi concedo una cena a base di pesce al Ristorante Grifone. Con la panza piena, dormo meglio.

La mia ultima tappa: da Trieste a Monfalcone

Guardo fuori dalla finestra ed eccola lì: la bora, ancora forte, ancora fredda. Mi accompagnerà fino al Sentiero Rilke, dove cado da ferma, e poi me la lascerò alle spalle, finalmente. La Via Flavia attraversa il Castello di Miramare con il suo castello bianco, per poi iniziare una leggera ascesa. A questa tappa non manca niente: le strade trafficare di Sistiana, le pietraie del Carso e le risorgive del Fiume Timavo. Questa è la tappa con i paesaggi più belli, tra le falesie e le scogliere a picco sul mare, circondata dai colori dell’autunno.

Arrivo sul Sentiero Rilke affamata, dopo circa 20 km sulla Via Flavia. Qua, sento ancora la bora che, forse (ma forse no), mi spinge per terra da ferma. So che mancano ancora circa 12 km e penso che il peggio sia passato, tanto che mi fermo a bere un caffè a Duino prima di continuare attraverso la lecceta del Bosco Cernizza, le sorgenti del Timavo e su altre colline carsiche che invece di avvicinarmi a Monfalcone, mi portano sempre più su e sempre più lontano dal mare. Ad ogni curva vedo le ciminiere di Fincantieri, ma non arrivo mai.

Lo ammetto: sono stanca. Tra poco scattano i 30 km di cammino e il mio massimo fino a quel momento è stato 24 km. Questo è “uncharted territory,” come direbbero gli inglesi, una vera incognita. Più di una volta penso di mollare ma sono in mezzo alla natura, senza fermate di bus o taxi. Non ho scelta: devo andare avanti.

Non so dove trovo le energie per arrivare al B&B L’Ormeggio. Il mio smartwatch è sicuro: ho fatto 32,29 km. Il mio record a cui non riesco ancora a credere. Per ora, questa è la mia ultima tappa sulla Via Flavia (mi rimangono ancora circa 40 km) e mi addormento dopo una porzione di noodles, gusto gamberi.

La mattina dopo guardo fuori dalla finestra e non c’è la bora. Il cielo è limpido e, prima di prendere il treno che mi porta verso casa, ho tutto il tempo per una brioche al pistacchio e un cappuccino. Basta noodles, almeno per un po’.

I consigli per intraprendere la Via Flavia:

La Via Flavia non è un cammino impegnativo, nel senso che non ci sono grandi dislivelli. Però, la lunghezza di ogni tappa non è da sottovalutare. Ecco 3 consigli per partire preparati:

  1. Il sito ufficiale è molto utile, ma forse ancora più utile è il gruppo di Facebook. Qui trovi informazioni sul timbro, sugli alberghi convenzionati e le coordinate gpx.
  2. Puoi richiedere la credenziale (donativo) via email a: amv.associazione@gmail.com. Puoi decidere se fartela inviare per posta o se ritirarla al momento della partenza.
  3. La Via Flavia è un cammino da fare tutto l’anno, perchè non si cammina mai in quota. Detto questo, dato che in inverno c’è meno luce, considera bene se fare le varianti proposte, che allungano il percorso.
  4. In Val Rosandra potresti non trovare molte soluzioni per mangiare (soprattutto fuori stagione). Quindi portati qualcosa da mangiare, che non si sa mai. I miei noodles preferiti? Quelli ai gamberi!

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