La Volpe Solitaria

È quasi mezzanotte. È una notte nuvolosa, dopo tanti giorni di pioggia primaverile, ma si intravede già la luna che annuncia il ritorno del sole. 

È quasi mezzanotte e non ci sono tante auto sulla strada. La rotonda è illuminata, illuminata come un campo di calcio, come uno stadio durante il concerto di Ligabue. Il resto della strada è buio, i pochi lampioni non illuminano oltre i fari della mia auto rossa. Sono stanca, esausta e mi chiedo quando arriverò a casa. Spingo sull’acceleratore ancora un po’, sognando una doccia calda e le lenzuola che ho cambiato stamattina, fresche e pulite. 

Poi la vedo, con la coda dell’occhio. Una volpe con il pelo ruvido e lungo, la coda che si muove ad ogni suo passo sicuro sull’erba della rotonda. Cammina sotto la luce abbagliante dei lampioni, ma sembra non accorgersi della luce bianca abbagliante. Così come sembra non accorgersi di me che le passo accanto, rallentando alla curva, e che rifaccio la rotonda. È lei. Dev’essere per forza lei. 

La volpe solitaria continua ad attraversare l’aiuola e io vorrei poterle dire di fermarsi, di cambiare strada e di allontanarsi dalle strada. Quella strada porta alle fabbriche, ci sono camion e furgoni che corrono come Ferrari e autisti che non frenano e che non rallentano, nemmeno alla rotonda. 

Vorrei poterle dire che, se gira sulla sinistra, camminando con calma e al buio, arriverà al bosco e poi al fiume. Camminerà al buio, lontana dalle luci degli umani che confondono la notte con il giorno. Camminerà al sicuro, sui prati e tra i campi, per arrivare al greto del fiume che, dopo tanti giorni di pioggia, è pieno e bello, selvaggio come lei. 

Vorrei poterle dire che mi ricordo di lei, la mia bella volpe solitaria, che appare ogni tanto quando sto guidando verso casa. 

La prima volta ci siamo incontrate nella curva prima del sottopasso della ferrovia vecchia. Ho sempre odiato quella curva di notte, un brusco giro verso sinistra senza nemmeno mezza luce. È una curva pericolosa e buia, con le auto che arrivano a velocità e che raramente frenano. È impossibile vedere chi arriva dall’altra parte: una vera curva cieca all’inizio dell’area industriale. Accendo sempre gli abbaglianti, perchè non so mai cosa aspettarmi da quella curva. 

Finchè, una notte, dopo mezzanotte, lei mi ha attraversato la strada. Stava correndo sull’asfalto freddo, allontanandosi dalle fabbriche. Dall’altro lato della strada ci sono delle case e poi la campagna aperta, lontana dai pericoli del traffico. Per un momento, veloce e spaventata com’era, ho pensato di averla immaginata. Ma poi ho rallentato sulla curva e l’ho vista, con il suo pelo ruvido e la coda che si muoveva come un pendolo. È corsa tra l’erba, nel buio. È stato così veloce e così bello, che l’unico mio pensiero è stato: “be safe, little girl.” Stai al sicuro, piccola volpe solitaria.

Ogni volta che passavo su quella curva sotto la ferrovia vecchia, pensavo a lei. Speravo che stesse bene e che avesse imparato a stare lontana dalle macchine, dalle case, dagli esseri umani. Abbiamo asfaltato i suoi campi, distrutto i suoi boschi ed è sempre giorno, in un mondo con lampioni e fari delle auto. È sempre giorno e la luce accecante fa paura, la paralizza in mezzo alla strada, dove a nessuno importa di rallentare. Abbiamo distrutto la sua casa e, più è disperata e affamata, più si avvicina ai pericoli. Ma come dirle che mi dispiace? Che mi dispiace che non siamo capaci di proteggerla e che, a molti umani, nemmeno interessa proteggerla. La vedono sul ciglio della strada buia, accendono gli abbaglianti e la guardano mentre lei non sa più se andare a destra o a sinistra, se andare verso la luce oppure correre nella direzione opposta.

Vorrei poter fermare quella volpe solitaria e dirle che, ogni volta che passo per la rotonda, penso a lei e che rallento per istinto, sperando di vederla per sapere che sta bene. Ma, allo stesso tempo, sperando di non vederla perchè così la posso immaginare al sicuro nei boschi, dentro una tana vicino al fiume, dove non ci sono umani, lampioni o curve pericolose a sinistra. E dove non ci sono rotonde con aiuole ed erba che sembrano casa e che sembrano sicure, ma che non lo sono. È tutto asfalto intorno a lei.

Quella seconda notte, c’era un’auto dietro di me e una che arrivava dall’altra direzione. La mia bella volpe solitaria era in mezzo alla rotonda, camminava sull’erba fresca, ignara del traffico e dei pericoli. Ho fatto la rotonda due volte, per assicurarmi che stesse bene, che fosse sopravvissuta alla strada. Se avessi potuto parlare con lei, mi sarei fermata sulla destra, avrei messo le quattro frecce, e le avrei chiesto di avvicinarsi. Le avrei detto che si stava avvicinando troppo agli umani e che quella luce non era nè il sole nè la luna, non era una luce amica, ma una luce nemica, umana. L’ho vista andare verso i campi e le ho inviato un messaggio:  “be safe, little girl.” 

Non le ho mai dato un nome, anche se mi sembra di conoscerla, almeno un po’. Non è una volpe giovane, ma è già grande, saggia e solitaria. È confusa dall’asfalto e dalle case ma sa di dover stare attenta agli umani e a quelle macchie colorate che le passano davanti come fulmini. Non ha paura ma è cauta. Cammina di notte, ma sempre sotto la luce dei lampioni, dove possono vederla. Non si fida degli umani, ma si fida dei suoi istinti. Però, si spinge sempre più lontano per trovare cibo. È da tempo che ha attraversato i confini sicuri del suo mondo per trovare qualcosa da mangiare perchè tra le crepe del cemento non cresce più niente e non vive più niente. Prende rischi sempre più grandi perchè non ha altra scelta, noi non le abbiamo lasciato altra scelta. L’asfalto è troppo freddo d’inverno e troppo caldo d’estate, rovente, e le fa male. Sul cemento non cresce niente e lei ha fame, ha bisogno di un posto sicuro dove riposare. Sopravvive nonostante tutto, ma è una volpe solitaria. È sempre da sola perchè l’ha scelto? O è sempre da sola perchè non le abbiamo lasciato altro?

Ci sono mille domande che vorrei farle e non posso. Non posso fermarla per strada, posso solo rallentare e mandarle un messaggio: stai lontana dagli umani, piccola volpe solitaria. 

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