Harry Potter in audiolibro: Francesco Pannofino fa il miracolo, ma non basta

La mia impopolare opinione su Harry Potter: perché non sarò mai una Potterhead

Ho una confessione da fare. La faccio sapendo che ci possono essere conseguenze e polemiche nei commenti, ma mi prendo il rischio perché vi devo la verità: non sono un’amante di Harry Potter. E no, le discutibili uscite pubbliche della Rowling non c’entrano nulla; è proprio una questione legata alla storia.

Il primo libro della saga, La pietra filosofale, è uscito nel 1997, quando avevo solo cinque anni. Nel 2001, al debutto del primo film, amavo già alla follia la lettura, eppure all’epoca non sono mai andata oltre il terzo volume, Harry Potter e il prigioniero di Azkaban. Per quanto riguarda i film, li ho recuperati tutti solo l’anno scorso grazie a una lunghissima maratona cinematografica: mi sono piaciuti, certo, ma senza farmi impazzire.

Questa visione, però, mi ha spinta a dare una seconda possibilità all’opera cartacea, ma scegliendo una strada diversa: gli audiolibri letti da Francesco Pannofino. Ed è stato proprio grazie alla sua voce che ho finalmente apprezzato la storia, anche se continuo a non essere la fan numero uno del maghetto.

Il miracolo di Francesco Pannofino (e i limiti degli ultimi libri)

Penso che gran parte del mio entusiasmo sia dovuto interamente a Pannofino. È talmente straordinario nel caratterizzare i diversi personaggi che mi sembrava quasi di essere al cinema. Niente a che vedere con certi podcast monotoni o audiolibri dalla voce narrante piatta e noiosa; grazie all’attore italiano, Harry, Dobby e Voldemort prendono letteralmente vita, senza la distrazione degli effetti speciali visivi.

Tuttavia, nemmeno il suo immenso talento è bastato a farmeli amare tutti. Gli ultimi due volumi della serie sono stati un’enorme fatica. La voce di Pannofino mi ha aiutata a sopportare la narrazione, ma non ha potuto fare miracoli. Se avessi dovuto leggerli in modo tradizionale, cartaceo alla mano, li avrei mollati senza pensarci due volte. Almeno in versione audio sono riuscita ad arrivare alla fine, pur ammettendo di aver saltato qua e là qualche minuto (o forse qualche ora) di troppo.

Un altro grande vantaggio degli audiolibri è che permettono di distrarsi un po’ senza troppi sensi di colpa. So bene che se la mente vaga significa che la storia non ti sta emozionando al cento per cento, ma in questo caso è stato l’unico compromesso possibile per raggiungere l’agognato traguardo finale.

Perché il ragazzo sopravvissuto non mi ha conquistata

So che, in teoria, questa viene considerata una saga per ragazzi. Ma sapete già quanto io detesti le etichette letterarie: spesso quello che viene catalogato come Young Adult nasconde molto di più, e i confini di genere si rivelano solo una restrizione inutile. Vale lo stesso per i romanzi di Harry Potter che, capitolo dopo capitolo, virano verso il dark. Da semplici favole di magia si trasformano in storie cupe, mature e violente. Allora perché questa evoluzione non mi ha convinta?

Il problema per me è stato proprio questo drastico passaggio di tono. Capisco che i personaggi debbano crescere insieme al lettore, ma crescendo Harry è diventato un adolescente decisamente antipatico. Se la Rowling avesse mantenuto la saga sulle stesse frequenze spensierate dei primi anni, forse mi sarebbe piaciuta di più. O, al contrario, se fosse iniziata fin da subito con tonalità adulte, cupe e spietate, il finale mi avrebbe coinvolta molto di più. Insomma, dopo Il prigioniero di Azkaban ho iniziato a sentire troppo la mancanza dell’Harry bambino.

Non sarò mai ossessionata da questa saga, ma rispetto e apprezzo l’enorme amore che milioni di fan provano per questo mondo. Per chi ancora non si fosse mai approcciato alla storia, il mio consiglio è solo uno: provateci con gli audiolibri. Potrebbe essere il modo migliore e più coinvolgente per varcare i cancelli di Hogwarts.

Chi di voi é un Potterhead?

La magia di Mia Corvere

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