Quando ho finalmente finito questo libro, il mio primo pensiero è stato: qua manca qualcosa. Però, all’inizio, non sapevo dire esattamente cosa. La mia era più una sensazione. Con il tempo, ho capito cosa manca a “Il cardellino” di Donna Tartt: una storia davvero forte. Ci sono tante storie, in questo libro. Ci sono troppe storie, secondo me, tanto che si perdono le emozioni.
Ho avuto la sensazione che, per riempire pagine e per raccontare tanti eventi diversi, la Tartt abbia perso un’occasione d’oro. Cioè l’occasione di creare una storia cupa, piena di avventura e di mistero, sacrificata per una storia lenta e, alla fine, anche noiosa. Mi sono sorpresa quando ho scoperto che “Il cardellino” ha vinto il premio Pulitzer per la narrativa nel 2014.
Un inizio con i fuochi artificiali
Questa è la storia di Theo Decker, un ragazzino di 13 anni che è sopravvissuto a un attacco terroristico. Orfano e solo, Theo scopre presto che la vita è ingiusta e l’unica consolazione è un piccolo quadro che ritrae un cardellino, anche lui solo e con uno sguardo triste. Il libro inizia con il botto, letteralmente. È un inizio adrenalinico e che tiene incollati alle pagine. Più cresce, più Theo diventa tormentato e sempre più solo, quasi autodistruttivo.
Un finale lento come un bradipo
Nella seconda metà del libro, per me non c’è dubbio che sia il personaggio che trascina il libro sia Boris, un adolescente elusivo e misterioso, un piccolo criminale in erba. È qui che “Il cardellino” perde la sua forza e diventa una storia senza spunti. Non succede niente per pagine e pagine, a volte per capitoli interi. Theo non trova risposte e non progredisce come personaggio. È statico, come il libro.
Mi dispiace per i bradipi, ma sono lenti. Lenti come il finale di questo libro. Se tutto inizia con emozioni forti e con misteri da risolvere, tutto finisce in un flop. La Tartt vuole dare una lezione di vita, una lezione filosofica, per cui sarebbero bastate molte meno pagine (893 in totale). Per me,”Il cardellino” ha avuto molti momenti bassi e pochi alti.
Non la mia lettura più deludente ultimamente, ma ci è andato vicino. Nella mia lista TBR (to be read) c’è “Dio di illusioni” della Tartt però non sono sicura di dargli un’opportunità. Chi di voi l’ha letto?
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