Il ritmo di un romanzo giallo è diverso dal ritmo di un romanzo thriller. Siete d’accordo? I thriller sono più cruenti e grafici, spesso più violenti. Invece, i romanzi gialli (come ci insegnano Agatha Christie o Sir Conan Doyle) si concentrano sui personaggi, sulle loro storie e su come si intrecciano gli uni con gli altri. Nei gialli, ogni dettaglio conta e ogni legame ha un suo perchè. Nei thriller (almeno quelli scritti bene) ci sono colpi di scena, mentre i gialli aspettano l’ultimo minuto per rivelare tutta la verità.
È per questo che “Ninfee nere” di Michel Bussi funziona. È un giallo contemporaneo, con una protagonista che racconta la storia in prima persona. Sappiamo quasi subito chi è il colpevole, ma scoprire il movente è tutta un’altra storia. E tutto si rivela alla fine, come nei migliori gialli della tradizione letteraria.
I quadri di Monet, i vicoli di Giverny e una vecchia sola
La bellezza di questo romanzo di Bussi non è solo nel suo mistero. L’ambientazione che circonda i personaggi è altrettanto affascinante. Siamo nel paesino di Giverny nella Normandia, dove Monet ha dipinto le sue famose ninfee e i suoi stagni. Siamo in un paesino affollato da migliaia di turisti, ma dove in realtà vivono poche centinaia di persone. Qui, si conoscono tutti e, nonostante questo, c’è spazio per i segreti.
Il libro inizia con un omicidio e la narratrice è un’anziana del paese, che vive nel torrione del mulino di Giverny. È lei che ci racconta dei giardini di Monet, degli abitanti del paesino e dei turisti che fanno la fila alla fermata del bus. È lei che muove i fili di ogni personaggio e dell’indagine, lei che si fa sempre accompagnare dal suo fidato pastore tedesco Neptune. È lei che apre e chiude il cerchio di “Ninfee nere.”
Quello che non ti aspetti
Fin dalle prime pagine, ci viene detto chi è l’assassino. Ma è davvero così? Forse anche questa è un’illusione, come la luce angelica che tocca nei dipinti di Monet. Fino all’ultimo, è impossibile indovinare il finale e la bellezza di questo romanzo è che mi ha davvero colpito. Mi hanno colpito le descrizioni di Giverny, i misteri legati alla vita (e ai dipinti) del pittore impressionista e come tutto sia parte di uno schema più grande.
“Ninfee nere” è un romanzo giallo e non importa che i ritmi non siano serrati come nei thriller o che le ferite non siano descritte in ogni dettaglio come in alcuni horror. Non importa perchè, nella calma e nella bellezza di Giverny, si nasconde un mostro.
Ve lo consiglio se
Come vi ho detto, questo è un giallo, non un thriller. Seguiamo l’indagine della polizia, ma anche i personaggi nella loro vita quotidiana, i turisti che si fanno i selfie sui ponticelli di legno e un pastore tedesco che si fa coccolare da tutti. Non siamo in strade buie, caverne o in cantieri abbandonati. Siamo a Giverny, un paesino romantico e affascinante. O no? Per chi ama gli audiolibri, la versione narrata dalla voce di Paolo Cresta è una vera chicca.
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