Quando si accendono le luci

Una folata di vento fredda porta delle gocce di pioggia, lievi. La massa si alza all’unisono, come se quelle poche gocce fossero un segnale. O un allarme. Quelli che sono arrivati preparati aprono i loro impermeabili colorati e li indossano sopra magliette e pantaloncini. Il prato dello stadio si riempie di macchie gialle, rosse e arancioni. Chi ha un ombrello, di quelli piccoli e compatti che si rompono alla prima folata di vento, fa un gesto per aprirlo. Poi ci ripensa perché non c’é spazio.

La folata fredda ha spostato alcune file in avanti, le persone si muovono come un’onda guidata da una spinta irrefrenabile.

Li guardo e poi guardo il cielo. É viola e le nuvole sono proprio sopra le nostre teste e il palco, come se qualcuno avesse messo una cappa giusto sopra di noi. Come essere dentro uno di quei globi con la neve finta, da agitare pazzamente. Io non ho un impermeabile e nemmeno un ombrello: sono fiduciosa. Ho solo la mia giacca, un piccolo marsupio con qualche spicciolo e una fascia del tour di Ligabue del 2008.

Mancano solo 45 minuti all’inizio del concerto. Sono più di 10 anni che non vado a un concerto e ancora di più che non vedo Ligabue dal vivo. Era ora, direi. Ancora più incredibile, la giornata é andata liscia dall’inizio alla fine, nessun imprevisto. Non sarà certo la pioggia a rovinarmela: non glielo permetterò.

Verso il prato

Siamo dal dentista, uno dei posti che odio di più al mondo, accanto all’ufficio postale e al sito dell’Agenzia delle Entrate. Per fortuna, stavolta non sono io a dovermi stendere su quel lettino bianco, sotto una luce grande come un sole, ma non altrettanto calda. Sono solo l’autista e aspetto fuori dalla sala d’attesa, vicino alla finestra che si affaccia sulla chiesa del paese. Il muro é pieno di macchie di umidità e l’intonaco si sta sgretolando, quando la metteranno apposto? Dalla finestra vedo uno spicchio di cielo grigio, ma nessuna goccia di pioggia.

Quando esco dal dentista, l’odore di dentista mi segue. Quell’odore che ha ogni studio dentistico, di chimici, anestesia e preventivi astronomici.

Direi che mi sono meritata una carbonara, un bel pranzo ricco e abbondante per poter fare la fila alle transenne. Sono talmente emozionata che non prendo nemmeno il mio amato corretto Baileys. Parto in fretta, quasi sgommando fuori dal parcheggio del ristorante. Per strada non c’é coda e arrivo a Bibione veloce, pronta per trovare il parcheggio che ho prenotato e salire sul bus navetta che mi porterà allo stadio. Quando arrivo a destinazione, tutti i bar sono pieni fan, musica a alto volume e gonfiabili per andare in spiaggia.

La marea si muove verso lo stadio, lenta, e trovo la fila per il Prato, all’ombra. Dalla transenna vedo il palco e mi ricordo tutti i concerti a cui sono stata e tutti quelli che mi sono persa: è ora di recuperare.

Quando si accendono i fari, arriva il primo boato. Quelle luci sono la promessa di una serata indimenticabile. Quando si accendono anche gli schermi e si sentono le prime note, allora sì che é ora di alzarsi. Perché é impossibile non ballare se Ligabue canta..

Siamo della stessa pasta, bionda non la bevo sai
Ce l’hai scritto che la vita non ti viene come vuoi
Ma è la tua, per me è speciale se ti può bastare, sai..Che se hai voglia di ballare, uno pronto qui ce l’hai.

Guardo il cielo: spuntano le prime stelle. Guardo il palco: spunta Ligabue.



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