Ancora un’ultima Marlboro

Nella notte, si vede solo la punta arancione della sua Marlboro Gold, una piccola fiamma che si accende di rosso ogni volta che tira una nuova boccata. È appoggiato alla porta di casa, una gamba incrociata sull’altra, una mano in tasca. Gli occhiali gli cadono sul naso ricoperto di lentiggini e lui li spinge su con il dito indice, sbuffando una nuvola di fumo. Nel buio, il fumo bianco sale lentamente, disperdendosi nel freddo di una notte di gennaio, quando tutto tace. Ha indossato solo una felpa di pile e rabbrividisce, mentre tira su il cappuccio. Nel buio intravede la sagoma del ciliegio che non fa ciliegie da anni e pensa che dovrebbe tagliarlo. Tanto, le poche ciliegie dell’albero sono troppo in alto, anche per salire su una scala, e quelle sui rami più bassi sono piccole e spesso marce. Cadono al suolo lasciando chiazze rosse e attirando file e file di formiche. Sì, pensa, in primavera lo taglierò. Appoggiato allo stipite della porta, intravede il rettangolo dell’orto, immerso nell’oscurità. Una volta, quell’orto era l’orgoglio della strada, con piante di pomodori alte e dritte come cicogne e cespugli di lattuga verde e fragrante.

Ora lui sa che lì ci sono solo erbacce. Non ha mai avuto passione per l’orto e odia sporcarsi le mani. I guanti da giardinaggio di pelle sono rigidi e puzzano; più gratta le mani con il detergente per togliersi l’odore, più l’eczema si fa acuto. E poi, quei guanti sono sempre o troppo grandi o troppo piccoli. Li prova sempre prima di prenderli, e appena torna a casa, non vanno più bene. Ha provato ad usare quelli di plastica, ma gli si sono incollati addosso come una seconda pelle. No, non ama l’orto, pensa tirando un’altra boccata. In primavera lo toglierà, tirerà via la rete e metterà piccoli sassolini, una ghiaia per fare delle belle sgommate con la moto.

Un altro brivido gli percorre la schiena e si stringe ancora più forte nella felpa. Butta il mozzicone per terra e lo schiaccia con la ciabatta. Dovrebbe tornare dentro, controllare il caminetto o almeno prendere un giaccone. Si accende un’altra Marlboro e sente il richiamo di un gufo. Lui no, che non sente il freddo. Sente il gufo e il suo bubolio profondo, l’unico rumore nella notte. Non si muovono nemmeno i pipistrelli, che spesso sono attirati dai lampioni sulla strada. Quella notte, i lampioni non si sono mai accesi. “Prenderò un gatto,” pensa, mentre la punta della sigaretta accende il buio. “Prenderò un faretto,” pensa, da puntare sulla strada. Uno di quei sensori di movimento che, quando si accendono, illuminano la notte. Che poi, si accendono anche solo se passa un gatto, ma lui il gatto non ce l’ha.

Sua nonna non aveva più animali. Una faina le aveva portato via le ultime due galline e lei, a 81 anni, non ne aveva più volute. Dietro casa c’era ancora il pollaio con una vasca di pietra per l’acqua e una cuccia del cane che fungeva da riparo per le galline, con il fieno ormai umido. Ispirando il fumo, pensa ai vicini di casa, che hanno un gallo che canta ogni giorno alle 5 di mattina, anche se è ancora buio pesto. Lo sgozzerebbe, quel gallo. Schiaccia il mozzicone sotto il piede. Dovrebbe tornare dentro, domani sicuro avrà un raffreddore e la sua fidanzata lo obbligherà a fare l’aerosol. Si accende un’altra Marlboro e, alla luce dell’accendino, vede che ne sono rimaste ancora due nel pacchetto che ha comprato due giorni fa.

Sua nonna gli ha lasciato una catapecchia. Per meglio dire, sua madre, la vera ereditiera, gli dà l’usufrutto di quella catapecchia. “Grazie tante, madre.” I due piani della casa sono ancora pieni di mobili di legno, quadri ricamati a mano e vasi di fiori secchi. Ogni armadio, cassetto e scaffale puzza di naftalina e minestrina. La minestrina che, negli ultimi mesi, era l’unica cosa che sua nonna mangiava. Minestrina senza dado, ma con tanto formaggio grattugiato e tanti anellini, non stelline. Guai a sbagliare tipo di pastina al supermercato: le avresti sentite per giorni e la nonna ti avrebbe dato la mancia. Dieci euro ogni volta, che fosse per andare dietro casa o per andare su Marte. Con quei dieci euro, lui andava sempre in tabaccheria. Anni fa comprava due pacchetti, ora ne prende uno e con il resto compra un gratta e vinci. Lui gratta, ma non vince mai. Dà un altro tiro alla sigaretta e vede delle nuvole che stanno coprendo la luna calante. Mettono pioggia, il meteo l’aveva detto. Vicino all’entrata, sulla destra, sua nonna gli aveva lasciato un ombrello rotto, pensa accendendo un’altra sigaretta. La prima volta lo aveva preso in mano per uscire di casa sotto un acquazzone e si era ritrovato con un ombrello a quadrati verdi e rossi, con un buco proprio sulla testa e due stecche rotte, che sembravano armi affilate. Aveva dovuto correre fino alla macchina, una sigaretta spenta in bocca, e si era inzuppato. Tante grazie, nonna.

Se domani piove, dovrà controllare la finestra della camera da letto del secondo piano, quella matrimoniale, che la nonna non usava da quando era rimasta vedova, cinque anni prima. C’erano dei buchi o delle crepe in quella finestra, ma lui non era riuscito a trovarle. Ogni volta che pioveva, si formava una piccola pozza d’acqua che correva verso l’armadio. Aveva provato di tutto: colla, stracci vecchi e segatura. Niente: da quella finestra entrava sempre acqua. «Devo mettere degli stracci per terra», pensa. E di stracci ne aveva a volontà. Di quelli, la nonna gliene aveva lasciati un sacco, pensa accendendo la sua ultima sigaretta. Stracci che nemmeno sua madre aveva voluto. Sua madre, che si era portata via coperte, abiti, grembiuli e federe, quegli stracci non li aveva voluti. Erano parte della sua eredità, come il pollaio senza galline e l’ombrello rotto.

Una prima goccia gli cade sulla punta dei piedi, la seconda gli spegne la sigaretta. Gli dispiace buttare così le sue Marlboro, ma le gocce stanno diventando un temporale. In casa, il caminetto si è spento. Guarda l’ombrello rotto, che domani sera sará ancora nell’angolo a destra, vicino al frigo.

“Grazie tante a tutti.”

Si asciuga la pioggia dal viso, scuote la testa e pensa che domani il mondo non sarà cambiato, ma almeno lui avrà ancora le sue Marlboro.


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