Nel giardino della nonna c’è un albero di cachi, non troppo alto, ma con rami pieni di foglie e di frutti. In autunno, l’albero è un tripudio di frutti arancioni, chiazze di colore in un paesaggio sempre più invernale. Quando sono maturi, cadono al suolo con un tonfo sordo e la nonna fa appena in tempo a raccoglierli prima che le cornacchie si avvicinano. L’albero è tra la casa dei nonni e la vecchia stalla, ormai abbandonata da anni.
Prima, nella stalla c’erano i maiali per le purcitade degli uomini, che passavano una giornata intera a mangiare fegato e ciccioli mentre le donne preparavano il minestrone al caldo, intorno alla stufa alimentata dalla legna del bosco del nonno. Ogni tanto, qualcuno degli uomini raccoglieva un caco, se lo rigirava tra le mani e gli dava un piccolo morso. Con la sua buccia liscia e una polpa gelatinosa; dolce e stopposo, questo non è un frutto per tutti.
Meglio farci un bel dolce. Peccato che la nonna non ami cucinare. Durante le purcitade del paese le torte le portano sempre le mogli degli altri. Qualche giorno prima, pedalano fino a casa dei nonni per venire a raccogliere i cachi, tutti i cachi che possono portare senza perdere l’equilibrio. Raccolgono prima i frutti sui rami più bassi e controllano quelli a terra, sperando che alcuni si siano salvati dalle cornacchie. Per i frutti sui rami più alti, prendono una piccola scala di legno appoggiata al muro della stalla. La scala l’ha costruita il nonno con i legni del suo bosco e, da qualche mese, il secondo scalino traballa. Il nonno ha promesso di ripararlo ma non l’ha ancora fatto perchè è sempre troppo occupato.
Esce di casa la mattina dopo l’alba e torna la sera, alle 18:30 puntuali, per la cena. Esce la mattina che puzza di caffè e torna che puzza di vino. Ormai la nonna ha rinunciato a riparare il secondo scalino, sa che rimarrà rotto per sempre. Così come sa che il suo matrimonio è rotto, forse in modo irreparabile. E, seduta sul divano a rammendare i calzoni da lavoro del nonno, non sa come aggiustare nessuno dei due. Aggiustare la cerniera dei calzoni e i bottoni della giacca è molto più semplice.
Semplice come fare una marmellata di cachi. Alla nonna erano sempre piaciuti quei frutti perchè ogni morso le faceva venire i brividi. Dolce ma leggermente acido, con una peluria che pizzica le labbra ed il palato, la nonna sa che il caco non è un frutto per tutti. Un po’ come il matrimonio, è un sapore che ami o non ami e non ci sono vie di mezzo.
La nonna ama i cachi e, dal primo momento in cui si è trasferita nella casa dei suoceri subito dopo la breve luna di miele, ha guardato l’albero crescere. Ha visto la suocera dare i cachi ai maiali e lo suocero potare i suoi rami, a volte troppo, con rabbia. Ha visto il marito fare una faccia schifata quando lei gli ha portato un caco nei campi, ma poi l’ha mangiato. Non c’era molto altro da mangiare, in campagna dopo la Seconda Guerra Mondiale.
Ma a lei i cachi sono sempre piaciuti, fame o no. Guerra o pace. Rimasta solo nella casa a due piani, dalla finestra della cucina vede l’albero dei cachi. Ogni tanto la nonna mangia ancora qualche frutto, ma tanti restano sugli alberi e molti marciscono al suolo. Nell’era dell’abbondanza, nessuno mangia più i cachi. In negozio ci sono mele, arance e pere in ogni stagione. L’albero di cachi è rimasto dimenticato in mezzo al giardino.
Se ne sono andati tutti: i suoceri e il nonno, i maiali e gli uomini della purcitade. Se ne sono andate anche le loro mogli, spesso in casa di riposo. Sono rimasti lei e l’albero. Ormai anche la piccola scala, mai riparata, è finita nella stufa.
😣😞
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I cachi non son per tutti, è vero, forse per il gusto dolciastro o perché per mangiarli devi aspettare che diventino molli e spappolati.
Bel racconto su un mondo semplice che non c’è più come quel piolo rotto che nessuno ha aggiustato.
ml
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