C’è chi lo ama e c’è chi lo odia. C’é chi lo include tra i suoi libri preferiti e chi non è riuscito ad arrivare alla fine di questo mattone di oltre 1000 pagine. Io, dopo averlo letto, sto nel mezzo. Non ho amato “Una vita come tante” di Hanya Yanagihara, ma non l’ho nemmeno odiato. Dopo aver letto l’ultima frase, posso solo dire che mi è rimasto indifferente, con una punta (enorme e fastidiosa) di delusione per un finale lento e per una narrazione che, alla lunga, ho trovato decisamente inverosimile.
L’idea della felicità e una realtà troppo artificiale
Il protagonista di questo libro è Jude, un personaggio enigmatico, riservato, silenzioso ed ombroso. Gli altri tre personaggi, i suoi migliori amici dal tempo del college, dovrebbero dare colore alla storia: Malcolm, JB e Willem. Tuttavia, li ho spesso confusi tra loro; li ho trovati quasi interscambiabili, una semplice cornice alla storia del povero, dannato Jude.
La storia si divide tra capitoli che seguono le vite degli amici e capitoli che svelano, molto lentamente, i segreti di Jude. Quello che sappiamo di Jude (per 600 pagine) é che ha gravi problemi di salute, fa autolesionismo e non racconta mai nulla di sé. Più la storia procede, più si scoprono i dettagli di un passato oscuro, pieno di abusi. Ma i dettagli vengono svelati molto lentamente, tanto da diventare noiosi e fastidiosi. Jude è la vittima a cui succede ogni tormento immaginabile (sì, è decisamente sfigato), ma non è questo accumulo di violenza l’aspetto che mi ha convinto meno. Non perché la violenza sia inverosimile. Anzi, la tristezza e la cupezza di questo libro sono il suo tratto migliore. Yanagihara gira intorno ai traumi di Jude, rendendolo insopportabile.
La vera nota stonata, a mio avviso, è l’assoluta mancanza di realismo del contesto. Trovo sinceramente incredibile e finto il modo in cui Jude sia costantemente circondato da persone così spaventosamente ricche, privilegiate e pronte a venerarlo. Questa cerchia elitaria di amici di successo che gli ronza intorno, trasformandosi in una rete di salvataggio extralusso, rende l’intera vicenda surreale e artificiale, staccandola da qualsiasi dinamica umana credibile. O magari sono solo gelosa e invidiosa.
Dagli anni felici a un finale noioso
“Gli anni felici” è il titolo di uno degli ultimi capitoli del libro e, in questo caso, il titolo dice tutto. Dopo pagine di dolore, la vita di Jude sembra andare meglio. Dopo un evento inaspettato, il romanzo viaggia verso la sua conclusione ed è lì che perde ogni adrenalina e carica.
L’atto finale penso sia inevitabile, ma arriva così lentamente, dopo troppe pagine di nulla, che non ha più forza. Avrei preferito un finale più veloce e pieno di dolore, come omaggio al resto del libro. Invece, la storia muore lentamente, come una fiammella che si estingue penosamente.
Penso che la storia di Jude sarebbe stata molto più d’impatto se non si fosse persa tra le vite di JB e Malcolm (di cui mi importava davvero poco) e se non fosse stata immersa in quell’atmosfera così d’élite e inverosimile. Meno pagine, meno privilegiati sullo sfondo e più crudezza avrebbero avuto un effetto diverso su di me.
Tu che team sei? Odio o amore?
Una vera storia triste, raccontata in modo magistrale
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