La terra bagnata attutisce il rumore della caduta e il colpo degli zoccoli. Per un attimo, Elisa rischia di storcere la caviglia, ma riprende veloce l’equilibrio. La lunga gonna di stoffa, che lei si alza sempre fino alle ginocchia prima di saltare, le impedisce un atterraggio acrobatico, con capriola, come piace a lei. Non ci prova nemmeno, perché se torna di nuovo a casa con le calze smagliate, sua nonna stavolta gliele suona con la bacchetta di legno.
All’ultimo, quando pensa di avercela fatta, Elisa perde l’equilibrio. Scivola sull’erba bagnata e deve appoggiare le mani nel fango. Distratta, se le pulisce sulla gonna di lana, che sfiora per terra, tanto è lunga. “Bigotta” la definisce Elisa, parlando con le sue capre, le uniche che stanno a sentirla perché loro no, non hanno bisogno di coprirsi le gambe. Ancora per terra, si gira e guarda gli altri. Sono tutti a bocca aperta.
Ce l’ha fatta: Elisa ha saltato il fosso per lungo. Dopo aver dato a sua cugina il foulard a rombo rossi che le copre sempre la testa (per pudore e per la sua purezza, dice la nonna), ha preso la rincorsa. Prima di partire, si é appoggiata al nocciolo che fa la guardia al fosso, scheletrico dopo un inverno di gelate. Elisa ha saltato senza urlare o starnazzare, come fanno gli altri bambini del paese. Anche i maschi, schiamazzano come oche quando devono saltare per lungo. E nessuno di loro ci era mai riuscito prima. Nemmeno Enzo, che fa sempre il bullo e che si vanta dei suoi muscoli da adolescente con i più piccoli.
Elisa ha saltato in silenzio, come vive ogni istante della sua vita. In silenzio, perché non deve occupare spazio. In silenzio perché una donna pudica e che si rispetti, una donna degna di un marito, parla solo quando interpellata. E non è mai interpellata: una donna non ha nulla da dire. Così, Elisa è abituata al silenzio. Anche quando le hanno detto che, a 13, doveva sposarsi, lei non ha detto niente. Cosa poteva dire? Sua nonna non le stava facendo una domanda: le stava dando un ordine. A luglio Elisa avrebbe sposato un uomo di 39 anni e poteva scordarsi la scuola e i libri. Poteva anche scordarsi di saltare i fossi per lungo, perché una donna che si rispetti non salta. La sua vita sarebbe stata come quella della madre e della nonna e di ogni donna venuta prima di lei. Una vita tra le mura di casa, ad aspettare un uomo che torna la sera ubriaco e sporco di polvere e terra, dopo una giornata tra campi ed osteria. Un uomo che si aspetta che la cena sia pronta e fumante, sennò sono guai. E lei non potrá fare altro che accettare, in silenzio.
Ma ora e qui, in una giornata uggiosa di febbraio, Elisa é ancora libera. É libera di saltare i fossi per lungo davanti ai maschi, alzandosi la gonna e sporcandosi le mani. Qui ed ora, Elisa può fare quello che vuole, anche togliersi il foulard che, quando suda, pizzica. Si gira verso l’orizzonte, la nebbia si sta alzando e tra poco sará buio. Vedo la sua vita davanti a sé, decisa da altri, e sa che é condannata. Fiera, alza il mento e chiude gli occhi.
NOOOOOOOOOOOOO
Elisa grida al vento e al mondo tutta la sua frustrazione. Poi si pulisce dal fango, prende la cuginetta per mano e torna verso casa. Sua nonna le fará grattare via il fango degli abiti finché le sue mani sanguineranno.
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